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| Titolo: |
Afraid of The Moon |

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| Autore: |
Lucie_Lupin |
| Personaggi: |
Bill Weasley, Remus lupin |
| Genere: |
Slash |
| Warning: |
VM 18 - Spoiler post Harry Potter 6 |
| Capitolo: |
1 |
| Pubblicata: |
01/08/2006 |
| Ultimo aggiornamento: |
01/08/2006 |
| Completata: |
Sì |
Riassunto: «e credo di aver realizzato un'altra cosa durante lo scorso plenilunio» terminò la frase precedentemente interrotta il rosso «Penso proprio di essermi innamorato di te Remus Lupin» sorrise dolcemente arrotolando una ciocca di capelli ad un indice.
Afraid of the Moon
Erano passati tre giorni dalla luna piena, durante la quale si era fatto barricare nella Stamberga Strillante, dove, o almeno così gli avevano detto, Remus affrontava le sue trasformazioni quando era un ragazzino. Non era successo niente di che, il suo fisico non era cambiato eccessivamente ed aveva saputo mantenere il controllo di sé. Si sentiva sollevato ora che sapeva che gli succedeva durante la luna piena, nei giorni precedenti era diventato intrattabile e nervoso, per fortuna Remus gli aveva concesso un po’ del suo tempo, lo aveva un po’ tranquillizzato e gliene sarebbe stato grato in eterno. Mancava veramente poco al suo prossimo matrimonio con Fleur e la sua futura consorte si era recata in Francia per mettersi d’accordo con i parenti. Con molta poca delicatezza se ne era andata esattamente il giorno del plenilunio aumentando l’agitazione del maggiore degli Weasley. Forse era per questo che Bill sentiva una strana sensazione accrescersi in lui, o forse non era nuova, gli pareva di conoscerla già… «Mi dispiace per ciò che quel mostro ha fatto al tuo viso…» una voce giunse inaspettata alle sue spalle, scostò di poco lo sguardo dal riflesso del proprio viso in uno degli specchi posti lungo i muri del quartier generale dell’Ordine e vide Remus che sorrideva tristemente alle sue spalle, un luce colpevole attraversava i suoi occhi ambrati, da quando Greyback l’aveva sfigurato, Remus, si era sempre presentato a lui con quello stesso sguardo colpevole, come se fosse stato lui a morderlo, come se fosse, come sempre, tutta colpa sua. «Non devi dispiacerti e soprattutto smettila di guardarmi così, non è colpa tua…» mormorò sapendo che Remus avrebbe sentito, anche i suoi sensi erano più sviluppati di prima, poteva solo immaginare quanto lo fossero quelli dell’altro licantropo! «So che non è colpa mia ma… ma inconsciamente mi sento come se fossi stato io. E soprattutto mi duole il cuore a pensare che sia capitato a te, voglio dire a uno così giovane, ma anche se fossi stato più anziano… è una cosa orribile. Ti ha morso nella sua forma umana devi aver sofferto enormemente. Ancora adesso mi capita di sognare la notte in cui fui morso, successe trent’anni fa, questo può farmi immaginare come sia stato subirlo così…» sussurrò in risposta Remus. Parlare con un altro licantropo era magnifico, le sue orecchie facevano i salti di gioia. Entrambi tenevano un tono di voce basso per non ledere la sensibilità uditiva altrui, era fantastico, solo Dumbledore e i Malandrini avevano imparato a parlare sottovoce con lui. Significava molto in quel momento aver qualcuno vicino nella sua stessa condizione, per quanto crudele fosse nei confronti di Bill. «Non mi ci far pensare…» liquidò l’argomento Bill voltandosi per parlare faccia a faccia con l’altro uomo «Piuttosto mi dispiace per te e Tonks…» «Riserva il tuo dispiacere solo per lei, le stavo mentendo e non solo a lei, ma anche a me stesso e a tutti voi. Non avrei mai potuto vivere serenamente in quel modo» «Ma scusa magari avresti potuto imparare ad amarla…» tentò Bill spiazzato da quella risposta così secca, giunta da una delle persone più dolci che conosceva. «No, sarebbe stato impossibile. E’ stato a causa del malessere che sentivo dentro se mi sono messo con lei. Ma non appena ho realizzato fino in fondo chi realmente sono, non ho potuto far altro che lasciarla. Lei sta soffrendo ora, è vero, ma le passerà troverà qualcuno che la ricambi appieno. Non posso prendere più in giro nessuno, la morte di Sirius mi ha ucciso per la terza volta. Prima il morso di Greyback, poi la morte di James e Lily e ora Sirius. Pensavo di non poter sopportare tutta quella tensione senza qualcuno al mio fianco, così mi sono appoggiato a lei, ma sbagliavo e purtroppo l’ho illusa, per poi deluderla…» se solo Bill avesse saputo il vero motivo per cui non poteva amarla. «Sai…» bisbigliò Bill qualche tempo dopo «ora che Fleur è lontana da un po’, mi sento diverso. O meglio come se stessi tornando quello che ero prima di conoscerla» «Non capisco» ammise Remus fissandolo negli occhi azzurro abbagliante, Bill ricambiò lo sguardo. «Credo che stia usando i suoi poteri di Veela su di me. Cioè quando sono nella sua stessa stanza la vedo bellissima, la amo sopra ogni altro, ma non appena stiamo separati, penso a tutto fuorché lei e…» parve voler aggiungere qualcos’altro, aprì la bocca ma non uscì nessuna parola. Remus capiva sempre meno. Ma tutto fu estremamente chiaro quando con uno scatto rapido il più grande degli Weasley unì le loro labbra, quel bacio era così incredibilmente caldo, passionale, nostalgico e rassicurante. Pian piano venne delineandosi davanti ai suoi occhi un altro viso, bellissimo anche quello, ma senza l’ombra di una cicatrice, stupendi capelli neri gli incorniciavano il volto sorridente e segnato dalle angherie subite ad Azkaban. Sirius… Fece pressione con entrambe le mani sul petto del giovane, si separarono, Remus completamente rosso in viso, Bill con uno sguardo fiero e determinato. «… e credo di aver realizzato un'altra cosa durante lo scorso plenilunio» terminò la frase precedentemente interrotta il rosso «Penso proprio di essermi innamorato di te Remus Lupin» sorrise dolcemente arrotolando una ciocca di capelli ad un indice. «Cos-? No. No Bill ti prego. Non posso, io- io- io non sono riuscito a-» balbettò Remus agitando le mani davanti a sé, evitando accuratamente di guardare il semi-licantropo negli occhi «Io amo ancora Sirius» il suo tono di voce si era enormemente alzato, stava quasi gridando quando disse per la prima volta ad anima viva ciò che coinvolgeva lui e Sirius. Bill parve rimanerne shockato. Sbattè più volte le palpebre, si massaggiò una tempia. «Per questo non potevi amare Tonks. Come ho potuto essere così cieco, cioè ho vissuto a stretto contatto con voi per un anno! Tu e Sirius. E’, è veramente magnifico Remus! Cioè no, con quello che è successo a Sirius no, ma, egoisticamente parlando, ho qualche speranza se anche tu sei gay. WOW, che colpo… accidenti, non ci posso credere, il mio gay radar dev’essere stato guasto per tutto il tempo! Perché non ce ne avete parlato?» chiese sprizzando curiosità ed euforia da ogni poro. «Sirius avrebbe voluto farlo. Io però la ritenevo una cosa che avrebbe solo distratto tutti da cose veramente importanti. Solo quando è caduto dietro quel velo ho capito che era lui la cosa più importante. Ho perso l’ennesima occasione, come la persi quindici anni fa scappando da lui senza una spiegazione, divenni un sospetto ai suoi occhi. Ci eravamo ripromessi di non lasciarci mai più, di-» la sua voce calda e roca si incrinò leggermente allo scendere della prima lacrima pioniera «- scusami, ti sto annoiando. Io- è meglio- riposare- sì- vado a riposare su in camer-» una mano di Bill era affondata nei suoi capelli quasi completamente grigi, pressando assieme le loro bocche, l’altra su un braccio, in una stretta senza vie di fuga. Remus non rifiutò il bacio, vi partecipò con disperato bisogno, il suo corpo dimentico di certe sensazioni tremò violentemente quando le loro lingue si incontrarono, danzarono accarezzandosi per un interminabile lasso di tempo. I capelli di Remus sapevano di buono, di pulito e fresco, dietro le palpebre chiuse Bill tentò di immaginare la sua espressione e il suo desiderio crebbe. Spinse le spalle di Remus a sbattere contro la cornice dello specchio abilmente decorato d’oro. Gli mancavano quelle sensazioni e improvvisamente le notti passate con Fleur gli apparvero come qualcosa di sporco, orrendo, ingiusto. Si accorse di non aver trovato nulla di più attraente nella persona di Fleur di quanto non ci fosse nell’uomo che stava baciando. Remus non era bello, non aveva un fisico perfetto, al contrario era più magro che mai e non faceva certo nulla per rendersi più piacevole alla vista, così avvolto in umili cenci rattoppati. Ma Bill sentiva qualcosa dentro di sè che gli imponeva di continuare a fare ciò che stava facendo, facendo sparire dalla sua mente l’immagine della francesina che aveva per fidanzata. Lasciò la bocca di Remus senza più fiato e inebriato dal suo dolce profumo. Lo strinse a sé, più forte che poté facendo aderire alla perfezione i loro bacini, scosse elettriche li attraversarono, mentre un malizioso ginocchio, ammantato da superba pelle nera di drago, si insinuava tra le gambe dell’ex professore. Remus inspirò profondamente quel profumo nuovo, così diverso da quello del suo Sirius, ma ugualmente rassicurante. L’orecchino a forma di zanna che gli danzava dinnanzi agli occhi, i lunghi e lisci fili di oro rosso gli solleticavano la punta del naso. Però, proprio mentre osservava l’orecchino, l’immagine della versione giovanile di Sirius, si faceva strada prepotente nella sua mente, la sua bocca decise di parlare. «Bill fermiamoci ora. Non possiamo farlo» il suo ancora debole ansimare e la voce tremante però lo tradivano «Fleur…» «Fleur mi ha tradito ben più di quanto io stia facendo ora, ingannandomi e costringendomi ad un amore falso. Io amo te Remus, nessuna maledettissima Fleur» ora si sentiva il vero Bill Weasley, non era un cagnolino, Bill Weasley, era un cacciatore, che ora aveva preso di mira il signor Lupin. Remus scosse brevemente la testa «Non parlare di amore, Bill. L’amore ti ferisce sempre, in particolar modo il mio amore o l’amore per me. Guarda come sono ridotto e guarda che succede a chi mi è più vicino. Fingiamo di non aver mai parlato, t-t-tu ti devi sposare!» «Il matrimonio non s’ha da fare. Mia madre non lo vuole, Ginny tanto meno, nessuno ne rimarrà deluso. A parte Fleur, certo. Sono io che ti prego Remus, concedimi questa possibilità. Giuro che ti farò dimenticare i tuoi tormenti, Sirius sarà solo un magnifico ricordo. Concediti per questa notte, poi non ti rivolgerò mai più la parola se lo vorrai» «S-sei troppo giovane. Non posso costringerti-» «Non sei tu che mi costringi, anzi se non dirai di sì con le buone, credimi so come usare le cattive, in certi campi» aggiunse con un sorriso tremendamente, maliziosamente, intrigante. Remus non rispose ancora, Bill continuò a fissarlo, non lo trovava forse abbastanza invitante? Bè ci avrebbe messo poco a cambiare idea: le mani, sinuosamente, percorsero quello stupendo viso deturpato dalla follia di un licantropo. Le dita passavano lascive sulle labbra umide e rosse, luccicanti di saliva scendevano vertiginosamente verso il petto, coperto da una sottile canottiera, che venne scostata a rivelare un bottone di carne più scura, che si inturgidì non appena le dita bagnate lo sfiorarono. Remus dovette inghiottire a vuoto un paio di volte per riprendersi, parzialmente. Bill non si fermò, la mano libera scese ancora di più, il pollice si insinuò sotto la cintura e gli slip, spingendo in basso lasciando intraveder- «Basta ti prego! Sei pornografico!» la tonalità di Remus diventò ancora più rossa, la sua voce decisa. Le sue scheletriche mani afferrarono Bill per il polsi bloccando quel suo giochino eccitante «T-t-tua madre! Povera donna se venisse a sapere di avere un figlio del genere!» Bill gli lanciò uno sguardo compassionevole mentre un sorrisetto gli increspava le labbra umide. Remus parve sciogliersi, lasciò lentamente andare le mani di Bill e chinò il capo, in un movimento che era troppo abituato a fare. Sentì prepotente una sensazione di vuoto divorante squarciargli il petto. «I-io… gli assomigli così tanto. So che è fastidioso sentirselo dire, ma davvero, a volte mi sembra di vederlo rivivere in certi tuoi atteggiamenti. Quell’espressione, non sai quante volte l’abbia vista. Ero patetico esattamente come lo sono ora, quando ero giovane voglio dire, e Sirius…» «Vieni…» sussurrò dolce Bill, afferrando forte le spalle di Remus lo strinse al petto. Quelle erano le occasioni in cui rimpiangeva di essere un uomo, le donne erano più morbide! «Non ho nessuna autorità per dirlo ma… hai sbagliato completamente il modo di affrontare la morte di Sirius. Ho conosciuto anche io il vero amore, so quanto sia difficile da dimenticare. Ma ti prego cerca di ricordarti di Sirius, non farne la tua ossessione, ci sono io al suo posto… se vuoi posso tingermi i capelli!» propose infine sorridendo allegramente accanto ad un orecchio di Remus. Il leggero bacio che Remus gli posò su una guancia lo autorizzò ad andare avanti: tenendo saldamente la mano destra di Remus lo trascinò due piani più su, in una vecchia mansarda riordinata da poco per fungere da alloggio ai membri dell’Ordine di passaggio, il buio della notte irradiava la stanza con le sue tenebre attraverso l’abbaino posto esattamente sopra il grande letto a una piazza e mezzo. La luna calante osservava i suoi schiavi, gettando qualche impertinente raggio di luce riflessa su di loro. Bill chiuse la porta alle loro spalle con un incantesimo, il cuore gridava una canzone rock sul palcoscenico della sua gabbia toracica, ripensandoci non sentiva quella sensazione da tempo immemore, l’ultima volta che l’aveva provata c’era la gelida notte del deserto a fargli compagnia. Capì che se fosse stato ulteriormente a rimuginare non avrebbe concluso nulla, quindi sbatté Remus, forse con un po’ troppa violenza, contro la porta serrata. Gli afferrò entrambi i polsi sollevandoglieli sopra la testa e gli impedì qualsivoglia movimento con la rapidità tipica di un cacciatore, le loro labbra aderivano così perfettamente… fu quasi un volersi mangiare, quei movimenti spasmodici, i denti che a tratti si scontravano, i nasi che si prendevano a colpi spessissimo, le labbra che diventavano sempre più bagnate e lese dai morsi. Entrambi percepivano un antico tepore che li invadeva con urgenza, ricavavano il calore un dall’altro, instaurando un flusso d’energia tra loro che innalzava la loro disperata passione. Il tragitto che li condusse al letto fu come una lenta passeggiata verso un baratro senza fondo, un baratro che si apriva su una nuova prospettiva di vita, cosa ne sarebbe stato di loro dopo quella notte, nessuno dei due lo sapeva e forse preferivano non pensarci. Remus viveva giorno per giorno e accettava le buone e le cattive cose così come venivano, Bill era troppo stordito da sentimenti assopitisi, schiacciati da una forza più grande. Il vecchio letto cigolò sotto il peso di Remus che vi venne dolcemente sdraiato dall’alto ragazzo, le loro labbra non si separavano, come se interrompendo quel legame potessero perdere anche solo un istante di quella fantastica unione che stava nascendo. Entrambi sapevano dove toccare, sfiorare l’altro, mani esperte, bocche fameliche di licantropi, che leccavano, spesso mordevano, ogni millimetro di pelle scoperto. Bill fu rapidissimo ad invertire le posizioni portando Remus sopra di sé con uno scatto di reni, l’uomo ne rimase un po’ stupito ma non esitò ad alzarsi sulle ginocchia ed a cominciare a togliere la canottiera a Bill. La convivenza con Sirius gli aveva insegnato a disinibirsi un pochettino e questo probabilmente avrebbe sorpreso Bill. Remus non aveva fatto i conti però con la personalità “nascosta” che aveva anche l’altro! Le mani di Bill lasciarono improvvisamente il viso di Remus, che avevano preso ad accarezzare sinuosamente, per avventarsi sulla zip dei pantaloni, li squarciarono, e si insinuarono maliziose sotto gli slip grignolini di Remus, che si irrigidì, congelato. Si accarezzarono per poco altro tempo, solo quello necessario a privarsi dei vestiti in eccesso, le dita di Bill inumidite per non ferire troppo Remus, danzavano in lui preparandolo. «Basta ti prego…» supplicò Remus, il viso sensualmente imperlato di sudore, la voce arrochita, gli occhi ridotti a fessure. Non ci fu bisogno di aggiungere altro, Bill afferrò i fianchi di Remus e lo penetrò più delicatamente che poté. «…sei così… stretto…» ansimò, oscenamente pensò Remus, leccandosi lussuriosamente le labbra incandescenti. Remus faticava a respirare, un dolore da togliere il fiato mescolato ad un piacere altrettanto soffocante, Bill era stupendo non come Sirius, si era sbagliato, erano così diversi… ma nel contempo uguali per il piacere che riuscivano donargli. No non era piacere, quello era amore, o comunque qualcosa di molto simile. Remus si chinò in avanti per raggiungere le labbra di Bill. Si baciarono nuovamente. «Aspetta…» gli sussurrò all’orecchio il rosso. Lo spinse indietro fino a farlo sdraiare sotto di se, gli afferrò le caviglie e se le portò oltre le spalle affondando in lui di più, facendolo gridare di dolore, godendosi fino al gemito, simile ad un ringhio, che giunse dopo la prima spinta. A quella ne seguirono altre sempre più frenetiche e veloci, le loro grida fuse in una cacofonia estremamente eccitante. I lunghi capelli bronzei di Bill, liberati dal laccio che li teneva solitamente uniti, solleticavano il viso sfregiato di Remus, coinvolgendolo in una carezza ritmata e solleticante. Che buon profumo aveva Bill… Dove li stavano portando le loro pulsioni? Si chiese Remus in uno sprazzo di ragionevolezza, stava quasi per parlare, spalancò gli occhi e vide il magnifico viso di Bill solcato da cicatrici inflitte con ferocia disumana. Ma che lo rendevano così sensuale… in quell’istante anche il ragazzo aprì gli occhi, accecanti nell’intensità del loro colore, e gli comunicarono una spirale di sentimenti e sensazioni da levare il fiato, le parole gli morirono in gola soffocate per un bisogno primario quale era il trovare un po’ d’aria. Quando entrambi vennero fu come morire. I muscoli irrigiditi, il sudore, il bisogno di sentirsi stringere da braccia calde, accoglienti, compassionevoli. La stessa pena li affliggeva distruggendo i loro corpi e tormentando le loro menti, ma in quel momento li univa in un modo così profondo da apparire indissolubile. Niente in quel loro piccolo mondo inviolabile poteva turbarli, c’erano solo loro, niente prima e niente poi, solo “adesso”. Le lenzuola scivolarono in un fruscio assordante su di loro, trasportate dalle mani di Remus a coprire le membra sfinite. Bill cinse le scarne spalle di Remus e lasciò che si addormentasse così, lo seguì a breve stringendogli una mano. Sirius era stato un idiota, come si poteva essere così crudeli con una creatura così dolce? Non avrebbe dovuto lasciarlo… lo aveva fatto soffrire troppo. Bill Weasley non avrebbe mai fatto soffrire Remus, mai e poi mai, meritava la felicità che nessuno aveva saputo dargli continuativamente, Bill stesso meritava di più. Che avrebbero detto a Fleur? E a Molly? Era troppo felice, non voleva pensarci…
*
I raggi del sole li riscaldarono all’alba, illuminando prepotentemente il letto posto proprio sotto all’abbaino. Difficile non svegliarsi. Il primo fu Remus, sbatté lentamente le palpebre per abituare le iridi ambrate alla luce accecante. Era cullato dal lento e regolare respiro di Bill che lo stringeva attorno alle spalle, quanto gli sembrava strano e allo stesso tempo famigliare il trovarselo lì, quanto era bello, stupendo, eppure pareva essersi innamorato di uno come lui. Cosa mai ci trovassero due come lui e Sirius, in uno come Remus? Magro da sembrare trasparente, un viso non particolarmente attraente, quell’assurdo colore di capelli! «Smettila di fissarmi così, o mi consumerai…» sbottò Bill ridacchiando sotto i baffi, una mano volò veloce verso la nuca di Remus e le sue labbra si appoggiarono sulla fronte dell’uomo. Si sorrisero reciprocamente ed entrambi si avviarono al bagno per mettersi in sesto e scendere tra gli altri membri dell’Ordine, rompendo quella magica atmosfera, quel bel sogno in mezzo ad un mondo di dolore. Le scale sembrarono scivolare via sotto di loro mentre ridendo sguaiatamente correvano in cucina, mano nella mano, come la più ingenua delle coppiette. Si sentivano così stupidamente bene, avrebbero potuto scambiarsi ancora qualche tenerezza prima dell’arrivo degli altri. Appena giunti in cucina si concessero un appassionato bacio di buon giorno, era veramente confortante, potersi svegliare e scendere romanticamente in cucina per fare colazione insieme. Ma i loro cuori cominciarono a battere all’impazzata per un altro motivo, là davanti ai fornelli, con una borsa della spesa per braccio, li guardava terrorizzata. Quando era arrivata?! Era già lì da prima?! Come avevano potuto due licantropi non accorgersi di lei?! La bocca della donna si aprì appena a sussurrare il nome del figlio. «Mamma…» fece Bill stringendo più forte le mani di Remus, non appena sentì che l’altro tentava di divincolarsi, come cercando di negare l’ovvio. Non riuscivano a capire cosa provasse Molly in quel momento, il suo viso era semplicemente stupito. «Da… quanto?» chiese. Cos’era quel tono? Rassegnazione? Si aspettava che prima o poi sarebbe successa una cosa del genere? «Mamma» ripeté Bill «Fleur, lei, lei mi stava ingannando! Io… io sono sempre stato… così» sollevò una delle mani che stringeva quelle di Remus, non aveva la forza di guardarlo in faccia. Molly posò a terra le borse e si avvicinò ai due, trascinandosi, troppo pesante quello che stava scoprendo. Provava solo un forte senso di sconfitta, perché aveva dovuto accettare l’entrata nella sua vita di una stupida ragazzina, se poi doveva scoprire che suo figlio non provava interesse per lei? Ma bensì per gli altri uomini? Perché Bill non glielo aveva detto prima? Perché non l’aveva fatto Remus?! La sua mano precipitò con forza sul viso di Remus, senza che nessuno dei due amanti potesse far nulla per impedirlo. Remus si tastò la guancia dolorante, il fiato non arrivava più ai suoi polmoni, non riusciva ad esprimere ciò che provava, non riusciva a capirsi. «MAMMA!» ora la voce di Bill tuonava arrabbiata verso la madre. Le corde vocali le aveva ereditate da lei dopotutto. Con una spinta gettò la madre di lato, e si avventò su Remus. «Ti fa male?» chiese con dolcezza, accarezzandogli la guancia. «Tranquillo» rispose Remus appoggiando di più la testa sulla mano dell’amante «Molly… noi… siamo adulti e abbiamo finalmente compreso i nostri reciproci sentimenti. Non-» Molly non lo degnò di uno sguardo, si rivolse al figlio, come se fosse il solo nella stanza «Bill, è troppo vecchio per te! Non ha lavoro e maledizione è un licantropo!!!!» che strano déjà vu per Remus… peccato che quella volta le parole, da lui pronunciate in passato, lo stessero ferendo nel profondo. Incredibile quanto rapidamente possa cambiare l’opinione delle persone, se fino al giorno prima era la persona più fidata al di fuori della propria famiglia per Molly, ora era il suo peggior nemico che attentava alla virtù del suo più bel figlio. «Oh ti prego non dire idiozie!!! Per Tonks tutte queste cose andavano più che bene!!! Perché per me dovrebbe essere diverso?! Dici sempre che la cosa più bella della vita è l’amore, nel caso di Charlie hai lasciato che rifiutasse soldi facili perché seguisse il suo amore per i draghi, e ora vieni qui e schiaffeggi al persona che amo?! Cos’ha il mio amore di diverso?! Non è addirittura più importante del suo?! Lo amo più di quanto io abbia mai amato Fleur e ci è voluto meno di un minuto per capire che tra noi c’era qualcosa di speciale!!! Chi sei tu per arrogarti il diritto di non approvare il mio amore?! Sai che ti dico? Non me ne frega assolutamente nulla di cosa pensi! Sono adulto, non sono più un bambino, non sono più di tua proprietà! E se deciderai che è troppo disonorevole avermi come figlio, bè non c’è problema! Quest-» «Smettila…» sussurrò Molly, lo sguardo al pavimento. Perdere un altro figlio?! No! Mai più nella vita! Bill aveva ragione, dopotutto cosa aveva Remus che non andava? L’aveva sempre considerato una persona così buona e gentile, gli avrebbe affidato quanto di più caro aveva. Perché non Bill? Si voltò verso Remus, aveva un aria così colpevole, poverino. Lui era davvero un uomo fatto e finito, si doveva sentire malissimo, messo davanti all’evidenza di aver avuto un comportamento sconsiderato. «Scusami» si affrettò a dire a Remus «… io. Oh bè… per una madre è difficile da accettare. Cioè, dopo Fleur. Oh accidenti. Siete due uomini e… proprio non me lo aspettavo. Voglio dire, tu sei un uomo, lui è, è il mio bambino!» Remus sorrise soffocando una bella risata. «E’ veramente molto dolce da parte tua considerare Bill ancora il tuo bambino. Ma sai benissimo che non lo è più. Per una che si tormenta perché il figlio ha i capelli lunghi, questo deve essere proprio un trauma. Però ti prego di non mettere bocca nella nostra relazione. Se non lo puoi accettare, non ci importa, noi andremo avanti. Se però vorrai accogliermi come parte della tua famiglia, bè sarebbe semplicemente fantastico ed un enorme onore per me» che sicurezza aveva dimostrato, peccato che il suo intero corpo stesse tremando come una foglia. Come se Bill gli avesse letto la mente gli si avvicinò e riafferrò la sua debole mano. Era del tutto nuova quella sensazione per lui, o quasi, con Sirius non era stato possibile farlo, solo nella loro più buia e riservata intimità si erano potuti permettere quel lusso, poterlo fare così: con la naturalezza con la quale si respira, era un sogno, per tanti una piccola frivolezza, per lui una gioia immensa. Molly stette in silenzio, fissando le mani giunte poco distante dai suoi occhi. Si accorse di non essere a disagio, di non provare alcun tipo di vergogna nello stare a guardarli, il paragone con l’ondata di imbarazzo che le carezze di Fleur a suo figlio le causavano, non era nemmeno proponibile. Alla fine un debole sorriso le increspò le labbra e chinandosi a raccogliere le borse disse divertita «Remus, vorresti essere così gentile da aiutare la tua vecchia suocera a mettere a posto i nostri viveri?» si sarebbe divertita un mondo con battutine del genere da quel momento in avanti. «S-s-subito signora Weasley!» squittì scherzoso Remus in versione nuora impaurita. Bill gli assestò un potente scappellotto dietro la nuca. Scintillanti le lacrime di gioia che gli uscivano dagli occhi, meravigliosamente colorati.
THE END
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