La Biennale di Venezia organizza dal 14 al 30 giugno il Festival Internazionale di Danza Contemporanea - Danza 2007: Eros & Body. Questa è la terza tappa della perlustrazione artistica intorno al corpo-strumento e materia prima dell'arte della danza, già esplorato tra l’altro nel suo rapporto con la bio-scienza e la malattia. Il Festival è firmato dal coreografo e performer brasiliano Ismael Ivo e si concentra sull'eros come molla dalla quale parte ogni movimento, impulso, desiderio, stimolo verso l'altro da sé, ma anche sul proprio io da gratificare ed esaltare.
Per verificare i limiti estetici dell’erotismo, Ivo ha coinvolto quindici compagnie e trentuno artisti, impegnati a Venezia, a dare rappresentazione della loro visione della spinta primordiale che domina le pulsioni: quasi tutti proposti in prime mondiali, novità per l’Italia e la Biennale, sono anche formazioni che appartengono ai circuiti meno consueti della danza, spesso borderline con le performing arts (come nel caso di Marina Abramovic, che presenta una installazione performance dal titolo The Erotic Body, affidata agli artisti del suo Independent Performance Group che indagano le varie fasi della nascita del desiderio amoroso, dall’affettività alla potenza sessuale e alle sue devianze).

E borderline tra provocazioni radicali e momenti pop sono le varie proposte: dall’asta condotta dalla giornalista televisiva Rosanna Cancellieri, che propone all’incanto sette tipi di danze diverse, dall’hiphop alla gogo dance, interpretate esclusivamente per i migliori offerenti, in un gioco di complicità che esalta il tema dello sguardo (a Palazzo Contarini della Porta di Ferro); alla milonga finale che alle Tese, a fine festival, allaccerà tutti in tanghi dai bollori assassini (ma Rodrigo Pardo ballerà dentro una toilette nel suo omonimo spettacolo); alla prime assolute che aprono un focus interessante sulla scena giapponese, con il gruppo al femminile Batik, l’hardcore punk band del XXIII secolo (sic!) guidata da Fuyuki Yamakawa, e Kaiji Maroiyama. Ancora oriente con la giovane compagnia coreografa Laboratori Dance Project, mentre l’esperienza del corpo "occidentale" è proposta tramite gli spettacoli dell’iconoclasta Felix Ruckert (già con Pina Bausch), pronto a provocare dibattiti con il suo brano intorno al rapporto tra devozione e potere; con Nigel Charnock, già punta di diamante del gruppo radicale DV8, con gli irlandesi rivelazioni del Fringe Festival di Edimburgo 2005, CoisCéim Dance Theatre e i Liquid Loft di Chris Haring, vincitori di ImPuls Tanz Festival di Vienna.
Tre le ospitalità italiane: il gruppo Motus, Simona Bucci, reduce dal successo dei Rimasti e impegnata a confermarlo con la novità Arresi alla notte e il giovane ballerino e coreografo scaligero Francesco Ventriglia con il nuovo Il Mare in Catene.

Il Mare in Catene andrà in scena in prima assoluta venerdì 22 giugno alle ore 22.00 e sabato 23 giugno alle 20.00 al Teatro alle Tese, Arsenale. La coreografia è a cura di Francesco Ventriglia, la musica originale di Emiliano Palmieri.

“Il mare in catene non è un racconto danzato sul sesso, ma sul senso erotico che un corpo, perfetto o perfettamente difettoso, può avere. L’idea parte da una riflessione. L’uomo, proteso verso il suo progetto di vita, studia un percorso che porti alla realizzazione degli obiettivi ai quali ha affidato la sua felicità. I mezzi in dotazione per raggiungere la meta sono: intelletto, cuore e un corpo-macchina perfettamente funzionante. Ma se improvvisamente il corpo-macchina subisce un guasto, una modifica del suo assetto, un rallentamento, è lecito credere di dover abbandonare la propria meta o forse sono solo i mezzi a disposizione e il percorso che devono cambiare? … I danzatori in scena, corpi integri, sono condotti su una strada coreografica esasperante che li porta ad una continua riorganizzazione fisica e a modificare la propria percezione dello spazio per poterlo dominare. Ma l’urgenza emotiva è data dalla ricerca dei corpi di una espressione erotica appagante con la fisicità differente dell’handicap.
E solo quando la potente energia fisica non basta a comunicare, si giustifica l’intervento della parola.
Altri due elementi dominano la scena: acqua e terra, rispettivamente inizio e fine del ciclo di vita” commento di Francesco Ventriglia.
Ecco alcuni scatte dalle prove:



Fonte: delteatro.it
labiennale.org