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Brokeback Mountain... e dintorni
le prospettive del cinema glbt

Da "Brokeback Mountain" a "Reinas" e "Transamerica", le sale cinematografiche hanno offerto ultimamente una carrellata di pellicole ammiccanti al pubblico gay, e caratterizzate, indubbiamente, da un livello qualitativo mediamente elevato. Non è di per sè una novità: pensiamo a film che in passato hanno ottenuto un consistente successo di pubblico, come "A home at the end of the world" (Una casa alla fine del mondo) o, per restare in Italia, "Le fate ignoranti" di Ferzan Ozpetek. La novità, semmai, è il numero di pellicole di questa categoria che si sono succedute in breve tempo. Una novità, lasciatemelo dire, decisamente benvenuta! Stando così le cose, è ancora più assurdo che tuttavia alcuni di questi film ("Transamerica" in particolare) continuino a trovare difficoltà nell'ottenere una distribuzione sufficientemente ampia, mentre la gran parte della cinematografia a tematica omosessuale è quasi totalmente esclusa dalla distribuzione cinematografica. Il problema peraltro è meno grave oggi che il DVD permette di ovviare all'assenza di distribuzione, ma resta poco chiaro il perché l'industria delle sale cinematografiche, da anni in profonda crisi di pubblico, non esplori le potenzialità di questo "mercato".

Nel frattempo, si moltiplicano le rassegne e i festival cinematografici a tematica omosessuale. Per quanto riguarda l'Italia, dopo Torino, Milano e Firenze, dal prossimo anno un nuovo festival del cinema gaylesbico sarà a Venezia, in contemporanea alla Mostra del Cinema: un'opportunità importante per il cinema glbt, che potrà sfruttare una vetrina internazionale e forse, "nobilitato" dalla presenza a Venezia, ovviare al conservatorismo della cultura italiana. In effetti, siamo sicuri che "Brokeback Mountain" avrebbe ottenuto analoga ampia distribuzione se non avesse vinto il Leone d'Oro a Venezia lo scorso autunno? Bè, per fare un paragone, un film ampiamente osannato dalla critica internazionale, e presentato a Cannes, cioè in un'altra vetrina di prima di grandezza del cinema d'autore internazionale, "Mysterious Skin", in Italia è stato proiettato in appena tre città: Milano, Bologna, Roma.
Intanto, mentre nelle (poche) sale viene proiettato "Transamerica", e mentre i mezzi d'informazione cavalcano questa curiosa "moda" mediatica con svariate trasmissioni sulla transessualità, l'Italia continua a non avere una legge che tuteli i transessuali (ma anche gli omosessuali, se è per quello) dalle vafrie forme di intolleranza che devono affrontare ogni giorno. Chissà che il cinema non possa riuscire là dove la politica non è arrivata...


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