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Il Festival del Cinema LGBT di Torino

Maggio 2006 - torino_festival.jpgIl Festival di Film a Tematica Omosessuale di Torino, giunto alla sua XXI edizione (la prima fu nel 1986), è diventato nel corso degli anni uno dei più importanti eventi di questo tipo anche a livello mondiale, e certamente il più importante in Italia. Avvalendosi a partire da quest'anno della collaborazione del Museo Nazionale del Cinema di Torino, il festival si conferma come uno dei più importanti appuntamenti cinematografici e culturali per il mondo glbt italiano, capace di far conoscere in Italia registi come Gus Van Sant, François Ozon e Eytan Fox.
Non sono mancati i problemi e le polemiche: Giovanni Minerba, direttore della rassegna, pur rallegrandosi dell'ottimo risultato di pubblico e di visibilità, con oltre 7mila presenze e una buona presenza sulla stampa nazionale, ha sottolineato come siano mancate sponsorizzazioni di peso. Il contributo più rilevante è arrivato dalla CGIL piemontese, ed era comunque di appena 1.500 euro. Minerba ha sottolineato inoltre l'imbarazzato di silenzio di molte aziende, che pure sponsorizzano eventi "queer" nel resto d'Europa, e il limitato impegno del gruppo Fiat, che ha fornito due navette, poco in confronto al fatto che la sola Piaggio sponsorizza un'intero festival a Barcellona. Si tratta quindi del solito problema: le aziende temono, in Italia, di essere associate al mondo glbt. A nostro avviso una dimostrazione di quanto il mondo economico e le istituzioni siano molto più indietro del paese reale, dal momento che il successo delle manifestazione culturali a tema omosessuale è ormai lampante, con premianti risultati in termini di pubblico, e la capacità di attrarre un pubblico non solamente gay, ma anche semplicemente appassionato di cinema e cultura.

2565-blossomingofmaximooliveiros.jpgDa Sodoma a Hollywood... trionfa la famiglia.
"Da Sodoma a Hollywood" è il tema scelta quest'anno per il Festival, che ha visto trionfare il tema della famiglia, con la vittoria di un bellissimo film filippino, già vincitore del Teddy Award a Berlino: "La fioritura di Maximo Oliveros" (Ang Pagdadalaga ni Maximo Oliveros) di Auraeus Solito, premiato dalla giuria perché «va al di là dei confini dell´identità sessuale per raccontare una storia di amore familiare, l´istinto fraterno e l´accettazione». Il delicato e romantico capolavoro di Solito, che speriamo possa ottenere una significativa distribuzione nelle sale (staremo a vedere...), segna in effetti la vittoria di una pellicola capace di ritrarre la vita di un dodicenne in una Manila invasa dai rifiuti e dall'indigenza, effemminato e provocante, ma anche ingenuo, amato e protetto da una famiglia il cui equilibrio sarà irrimediabilmente distrutto dall'amicizia del giovane per un poliziotto, dilafioritura1.jpg cui è innamorato senza essere corrisposto. Capace di rivendicare la dignità di un amore intergenerazionale, senza cadere in stereotipi legati alla pedofilia, il film tuttavia, con intento quasi documentaristico, non manca di voler ritrarre la realtà di indigena delle famiglie povere di una grande megalopoli del Terzo Mondo, e le sue conseguenze sul tessuto sociale e familiare. «Questo film straordinario ci porta in un mondo raro da vedere per mostrare un ritratto onesto e penetrante di una famiglia povera in crisi» recita la motivazione del premio.

I vincitori
Quattro erano le sezioni competitive: lungometraggi, cortometraggi, documentari e video, a cui si aggiungevano altre sezioni collaterali "fuori concorso" con varie retrospettive e omaggi. Come già detto, miglior film è stato giudicato quello del filippino Auraeus Solito, mentre il premio speciale della giuria è andato ex equo a "El cielo dividio" (Broken Sky) del messicano Juliàn Hernandez, e a "50 ways of saying fabulous" di Stewart Main.
Tra i cortometraggi ha vinto "David" del messicano Roberto Fiesco (e non possiamo2622-betweenthelines.jpg sottolineare quindi la grande capacità creativa del cinema messicano, anche sui temi gay).
Miglior documentario è stato invece giudicato "Seres extravagantes" (Old People Out) di Manuel Zayas, «ritratto sincero e autentico dello scrittore e poeta gay cubano Reinaldo Arenas», omosessuale e anticastrista, fuggito in America e morto poi suicida.
Il pubblico ha premiato il lungometraggio "The journey" ("Sancharram") dell'indiana Ligy J. Pullappally. Segnalamo con particolare interesse il documentario "Between the Lines - India's Third Gender" di Thomas Wartmann, sul "terzo sesso", la casta indiana degli Hijra.

In definitiva si è vista una prevalenza di temi romantici e forse un po'... mielosi. Meno presenti invece le pellicole "militanti" o comunque centrate sull'idea di gruppo, di comunità omosessuale. Un'evoluzione forse non negativa, che potrebbe segnalare invece la capacità rep260428togay.jpgdel cinema queer di superare una situazione di "emergenza" che richiede la militanza, e iniziare invece a riflettere su temi più personali, senza tralasciare il puro intrattenimento. Insomma forse una "normalizzazione" del cinema queer, che speriamo essere il segno di una tendenza globale alla progressiva accettazione dell'omosessualità. Infine, e forse non sconnesso da quanto appena detto, sono sempre più presenti le pellicole non di provenienza nordamericana o francese, che un tempo la facevano da padroni ai festival glbt. E in effetti anche dal mondo islamico arrivano interessanti sviluppi: se un regista non alieno a tematiche omosessuali come Ferzan Ozpetek (regista di "Hamam") è ormai un affermato cineasta, segnaliamo "2 girls" di un altro turco, Kutlung Ataman: storia di due ragazze a Istanbul, la rossa Behiye e la bionda Handan, che si piacciono e si amano nonostante appartengano a mondi diversi. Sempre invece deludente e limitatissima la presenza italiana.

Torino Film Festival 2006 - I Vincitori


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