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I pregiudizi anti-gay

“Le resistenze culturali e sociali verso una piena accettazione della condizione gay, i pregiudizi nei confronti del “diverso da sé”, permeano a tutt’oggi, sebbene in misura meno rigida, l’ambiente in cui un adolescente o un giovane con impulsi e vissuti omosessuali è inserito ed attraversa il suo percorso evolutivo”.  [Giuseppe Iaculo Le identità gay. Edizioni Libreria Croce, Roma, 2002]

La (purtroppo) larga diffusione di atteggiamenti e pregiudizi omofobi continua a ostacolare l’accettazione e l’autoaccettazione dell’omosessualità, nonostante gli ultimi decenni abbiano visto notevoli progressi su questa via, almeno nelle società “occidentali”, e con un panorama comunque molto vario da paese a paese: dagli eclatanti casi di omofobia “di Stato” di alcuni regimi islamici (Arabia Saudita, ad esempio), al caso di talune società orientali dove è socialmente diffuso un atteggiamento più “soft”, per certi versi, verso l’omosessualità (e in particolar modo verso il travestitismo e la transessualità).

L’ampia diffusione di atteggiamenti omofobi ha spesso portato alla loro “istituzionalizzazione”, inquadrandoli in contesti religiosi (vedi le posizioni della Chiesa Cattolica e dei religiosi islamici) o legali (vedi le legislazioni che puniscono l’omosessualità).

Tale processo di istituzionalizzazione dell’omofobia fa sì che le famiglie e gli altri contesti tradizionali di socializzazione disapprovino (o almeno ne siano disorientati) l’omosessualità, generando le ben note situazioni di profondo disagio che spesso accompagnano la scoperta e l’autoaccettazione del proprio orientamento sessuale nei giovani omosessuali. Allo stesso modo, è molto raro, e comunque un fenomeno recente limitato a poche “isole felici”, l’esistenza nelle scuole di programmi di “educazione al rispetto delle diversità”.

L’omosessualità è inoltre ancora molto spesso associata ad un aspetto puramente fisico-sessuale, che esclude cioè la possibilità che tra persone dello stesso sesso si instauri una relazione affettiva paragonabile a quella eterosessuale. È evidente che questo ha rilevanti conseguenze per il giovane omosessuale alla scoperta di sé, in quanto gli viene presentato un angoscioso futuro che, oltre a timori di emarginazione, non dà la prospettiva di poter costruire un futuro felice accanto ad un compagno/a: si tenga presente che per il bambino/adolescente, è determinante l’esempio e modello fornito dalla coppia dei genitori.

Non solo: durante il processo di crescita e socializzazione si verifica spesso un fenomeno di introiezione omofobica, cioè di assimilazione (inconscia) delle posizioni di pregiudizio espresse dall’ambiente sociale. È evidente che l’introiezione omofobica condiziona pesantemente il processo di autoaccettazione e di coming out ma anche, più in generale, l’autostima e la considerazione di sé, rendendo difficile (o almeno più difficile rispetto ai coetanei) la piena integrazione sociale e autorealizzazione, magari portando il giovane omosessuale ad autolimitare i propri obiettivi, speranze, ambizioni.

È da aggiungere, inoltre, che l’intolleranza verso l’omosessualità è purtroppo ampiamente diffusa anche tra psicoanalisti e psicoterapeuti che, non di rado, vengono chiamati da genitori preoccupati a intervenire per “correggere” le nascenti pulsione omosessuali dei propri figli. Da questi, che in teoria dovrebbero essere uomini di scienza, l’omosessualità è troppo spesso considerata una categoria impropria, diciamo “deviante”, della sessualità, in particolare poiché esula dallo stereotipo dell’equazione sessualità=eterosessualità=procreazione.

Greg Herek (1984) individuò alcuni tratti caratteristici comuni alle persone omofobe. Tra gli altri:

  • Mancanza di contatto personale con persone omosessuali;
  • Essere cresciuti in piccoli centri rurali;
  • Maschi con basso livello di istruzione;
  • Aderire ad una confessione religiosa con posizioni conservatrici;
  • Avere una personalità autoritaria

A tal proposito, è assai eloquente che questi tratti sono stati riscontrati anche nelle persone che hanno atteggiamenti negativi verso le minoranze etniche. Pertanto è possibile affermare che omofobia e razzismo sono correlati (Ficarrotto, 1985).

Larga diffusione hanno anche una serie di stereotipi che indicano come l’omofobia sia largamente legata all’ignoranza del fenomeno (vedi punto 1 dell’elenco di cui sopra):

  • Il fatto che i maschi gay siano sempre effeminati e le lesbiche mascoline;
  • Il fatto che in una coppia omosessuale uno dei partner ricoprirebbe il ruolo “maschile” e l’altro/a quello “femminile”
  • I gay sarebbero molestatori di bambini (confusione tra omosessualità e pedofilia): in realtà la maggior parte dei pedofili non sono omosessuali
  • Gli omosessuali “odierebbero” le persone di sesso opposto
  • Gli omosessuali non possono avere relazioni monogami né stabili
  • L’orientamento sessuale è una scelta, e quindi può essere cambiato

Peraltro, anche in chi si professa tollerante verso gli omosessuali, possono tuttavia persistere atteggiamenti di intolleranza. Un interessante esperimento è stato condotto in Canada in cui delle persone venivano intervistate in merito alla loro posizione rispetto ai diritti della comunità glbt: le stesse domande sono state poste da due intervistatori,  di cui uno portava una spilla con la scritta “gay and proud”. Le persone intervistate dall’intervistatore “gay” hanno risposto in maniera favorevole con una percentuale più alta rispetto alle altre, ma soprattutto l’osservazione del loro comportamento in presenza dell’intervistatore (ad esempio: in che modo posizionavano la sedia) indica che cercavano di mantenere le distanze dal loro interlocutore gay.

Insomma,  perché esiste l’omofobia?

Difficile dare una risposta univoca e chiara alla domanda, sebbene si possano mettere in evidenza alcuni fattori “ambientali” che influenzano l’adozione di un atteggiamento più marcatamente omofobo:

  • Religiosità conservatrice
  • Basso livello di istruzione
  • Educazione eterosessista
  • Sensi di colpa e insicurezze relativi alla sfera della propria sessualità

 

Bibliografia:

F. Bassi, P.F. Galli (a cura di), L’omosessualità nella psicoanalisi, Einaudi, 2000

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