Teatro - intervista al duo teatrale più originale degli ultimi tempi: Ricci / Forte
di Paolo M. Minciotti
Ricci / Forte dopo l'opera teatrale Wunderkammer soap hanno rilasciato un'intervista nella quale parlano da dove nascono le loro idee e come e sui loro prossimi progetti

Nel desolante panorama teatrale degli ultimi anni Ricci/Forte emergono come novità assoluta...
Libero sempre non è il pensier liberamente espresso. Il senso della drammaturgia, oggi più che mai, è quello di difendere il diritto a parlare di chi non ha parola. Il Teatro è impoverito, sminuito, ridotto a pura sinossi paratelevisiva da intrattenimento geriatrico: si sta spegnendo, ha perso la capacità di attirare un pubblico giovane e non solo. Fare teatro è liberatorio per noi: salvifico e liberatorio come un vaccino. In questi tempi dove impera il naturalismo, contrapponiamo la poesia. La nostra ricerca, una sorta di car-navigator nel labirinto della contemporaneità, è iniziata da qualche anno: in sordina, dapprima, ha proseguito arietina, a testa bassa, con l’unico scopo di restare coerente rispetto alle proprie urgenze espressive e a quelle di rivendicazione di un disagio concreto. Quello che ieri sembrava – per gli altri/i genuflessi all’omogeneità – una perplessità, si è rivelato invece un plusvalore. Ne siamo soddisfatti perché questo ci permette di continuare ad essere irridenti e radicali quanto vogliamo, fedeli alla nostra visione più intima… senza farci distrarre da un modus che ammicca a neuroni cloroformizzati.
Un teatro "di stanza", anziché di strada, un teatro che cerca altri luoghi...
Per quanto riguarda il progetto Wunderkammer soap, si! Si svolge in spazi non convenzionali: stanze da bagno, cucine, garage, camere da letto, bagni turchi, ovvero le cappelle della grande cattedrale del consumismo borghese. Ma più che un teatro che cerca altri luoghi, il nostro è un teatro che cerca di appiccare incendi di controversie nello spettatore: un pubblico meno passivo, più introiettato in una dimensione voyeuristica, più disposto a vivere un travaso emotivo. Oasi - i perimetri di queste stanze - per riprendere fiato dal qualunquismo massificante che ci aspetta fuori, per permetterci di fare i conti con quello in cui ci stiamo metamorfizzando.
Da dove nascono le vostre suggestioni?
Dalla fatica di chiudersi la porta di casa alle spalle e uscire nel mondo; dallo sguardo periscopico a 360° che ci accompagna durante il giorno e dal quale non possiamo abdicare; dalle nostre notti, gravide di segni che finalmente prendono corpo in assenza di luce; dagli inciampi, dagli slanci, dalla volontà di non trasformare le ore in fotocopie.

Quante difficoltà e quali le principali?
Milioni. La prima, la più frequente è la desertificazione della fantasia, tanto più sorprendente in un panorama culturale, come quello teatrale, che dovrebbe incentivare la singolarità di pensiero. Sempre più spesso siamo costretti a scontrarci con una sicumera ovina, un ragionare in “cravatta regimental” che globalizza il vuoto pneumatico, congiura contro un teatro di immaginazione, seppellisce col silenziatore chi è fuori dallo standard. Ma quand’è che la differenza è diventata scomoda?! Ostacoli di tale natura perbenista sono sul cammino di ciascuno esclusivamente per essere scavalcati. Fortunatamente, di tanto in tanto, si incontrano compagni di cordata con i quali condividere il cammino: tra questi spicca l’illuminato direttore artistico del Festival Internazionale Castel dei Mondi.
Come vi accoglie il pubblico?
L’entusiasmo, le lacrime, la partecipazione emozionale che registriamo ogni volta che presentiamo un lavoro è il termometro che ci indica una probabile rotta. Quello che auspichiamo è mantenere un contatto, invitare a partecipare ad un rito che ci accomuna, perché il peso dell’esistenza, i sogni riciclati, il senso di solitudine, la difficoltà di essere se stessi sono colpi che battono nella pancia e nel cuore di ognuno di noi.
E il pubblico ha ancora importanza, al di là del numero totale di spettatori da presentare a consuntivo?
Il Teatro è una faccenda stramaledettamente semplice. Basta un attore… e una persona di fronte che lo ascolti, che si perda in lui ritrovandosi. Il pubblico è fondamentale. Per Wunderkammer soap abbiamo ipotizzato 5 spettatori alla volta per ciascuna replica: volevamo che si sentissero privilegiati, eletti, scelti per vivere una transizione che sarebbe cambiata di volta in volta, diversa per ogni performance, perciò unica e irripetibile. Quello che non avevamo considerato era la spiccata volontà del pubblico di abbracciare un tornado: abbiamo replicato fino alle 5.00 del mattino! Per MetamorpHotel e Troia’s Discount, altri due spettacoli prodotti negli ultimi anni, è stato necessario ricorrere alle forze dell’ordine per sedare le liti al botteghino nate nell’accaparramento dei biglietti: il pubblico è più vivo e affamato emotivamente di quello che si può immaginare.

Come si rimane liberi all'interno di un teatro "istituzionalizzato" come quello italiano?
Facendo televisione! A parte gli scherzi, possiamo permettercelo perché a differenza di altri, non ci caliamo le braghe per avere piazze e consensi ad oltranza. Fare gli sceneggiatori ci garantisce un nostro percorso teatrale schietto, senza l’ansia di dover piacere necessariamente a consiglieri comunali, produttori di piazza, mangiafuoco, imbastendo lavori che assecondino il sentire collettivo ma, d’altro canto, lasciando smarrire la propria identità artistica. Noi non guardiamo in faccia nessuno. Andiamo per la nostra strada, raccontando senza filtri il malessere di occupare uno spazio su questo pianeta. La violenza, la cosiddetta trasgressione con la quale si tende ad incasellare la nostra drammaturgia, è l’essenza stessa del Teatro alle sue origini. Le grandi tragedie classiche raccontano di persone che infrangono violentemente le norme della società. Oggi non abbiamo più nemmeno l’intervento rassicurante del Coro, la catarsi riconciliatrice. L’unica via possibile, come predicava Marlowe, è la reiterata distruzione di certezze: il Teatro dei sipari broccati, quello ufficiale delegato all’entertainment, parcheggio di abbonati, è una camera mortuaria sui cui muri vanno abbattute le prime picconate di segni vitali. Il linguaggio drammatico ha una forza straordinaria, muta la caverna di pece in un prato di maggio. È questo il nostro lasciapassare ai checkpoint delle istituzioni.
Parlateci del vostro Wunderkammer...
Didone, Faust, Tamerlano, Edoardo II, quattro personaggi elisabettiani, quattro individui che hanno pagato a caro prezzo la loro libertà di “uscire dal mucchio”. Da qui è partito il nostro percorso a stanze di wunderkammer soap, uno spettacolo “a tappe”, con rimandi e similitudini, a cominciare dalla stesso frammento temporale di 25 minuti, (esattamente come una soap opera televisiva) da replicare in loop. Stanze moderne con un dolore universale; luoghi reali dove il peso di una squallida quotidianità schiaccia i protagonisti, distribuendo frammenti di strazio in cui lo spettatore - empaticamente - si riconosce. Didone diventa così il lungo viaggio verso la notte di un travestito che, dentro la sua stanza da bagno, ripercorre la storia di un amore impossibile con un suo cliente, che lo vuole chirurgicamente identico a Nicole Kidman; Faust - divo mediatico di un reality show sul viale del tramonto - vende la sua anima alla televisione; Tamerlano e Zenocrate, giovani malavitosi con brame di potere anni ‘70 consumano amplessi nel garage che accoglie la loro latitanza; Edoardo II, o del torturante senso di colpa di Isabella, assassina di fronte all’amore assoluto, scoccato in fila alla cassa di Ikea, tra suo marito e un commesso, Gaveston. Voci parallele, corpi che si lacerano, convulsioni verbali e singulti claustrofobici sono solo alcuni degli elementi presenti in questi acquari umani, dove le arti visive creano un cortocircuito con la drammaturgia; dove il cuore di tenebra, a nudo, degli interpreti - feti sottovetro - fibrilla all’unisono con quello di chi guarda. Perché, in fondo, è solo un incidente di percorso che stabilisce chi sia lo spettatore, chi il protagonista della tragedia.

Vi avremo tra noi nei prossimi mesi?
Ci farebbe molto piacere. Siamo stati contattati per partecipare alla prossima edizione del vostro Festival La Manica Tagliata. Wunderkammer soap nasce come progetto lgbt e in questi tempi di neo-oscurantismo quale premessa migliore se non quella di calzare un anello come Wunderkammer al dito di una struttura politically uncorrect, infaticabile e proiettata verso il futuro come La ManicaTagliata?!? Tanto più che dopo questa dichiarazione ufficiale, Ennio Trinelli, vostro smagliante Caronte, non potrà certo tirarsi indietro.
Progetti futuri?
A Novembre saremo ad Avignone dove verrà presentata la versione francese di ‘Abbastarduna. A primavera 2008 riprenderemo la tournèe di Troia’s discount, la violenta storia d’amore di Eurialo e Niso, balordi e infantili casseurs costretti ad incendiare un centro commerciale. Per quanto riguarda Wunderkammer soap, sarà anche ospite al prossimo Festival di Edinburgo, nell’agosto 2008. Su www.myspace.com/ricciforte chi volesse, oltre alle istantanee dei nostri lavori, troverà date e spostamenti per raggiungerci meglio ed avere aggiornamenti sui passi futuri.