La mala educación
| Regia: |
Pedro Almodóvar |
|
| Sceneggiatura: |
Pedro Almodóvar |
| Anno: |
2004 |
| Nazione: |
Spagna |
| Info: |
colore, |
| Trailer: |
Vedi il trailer |
| con: |
Gael García Bernal, Fele Martínez, Daniel Jiménez Cacho |
"La mala educación" si sviluppa in tre storie parallele ma, al tempo stesso, concentriche, tanto da diventare poi una sola; protagonisti della vicenda sono due amici d'infanzia, Ignacio ed Enrique, ed il loro professore di letteratura ai tempi del collegio, Padre Manolo. L'intromissione di quest'ultimo nel rapporto tra i due ragazzini, che stava andando ben oltre una semplice amicizia, segna in modo irreversibile il corso di tutta la vita di Ignacio, il quale si troverà a fare i conti con la propria sessualità, i pregiudizi della gente e l'inevitabile cinismo che ne deriva.

Pellicola tra le più discusse del regista Pedro Almodòvar, "La mala educación" ha destato polemiche già da prima del suo apparire, tacciato di anticlericalismo per l'implicito atto di accusa nei confronti del sistema educativo cattolico, incarnato dal personaggio di padre Manolo. Questa pubblicità ha certamente giovato molto al successo cinematografico del film, il quale risulta altrimenti ancorato ai classici temi del cinema di Almodovar, ormai riconosciuto caposcuola del cinema contemporaneo spagnolo: un complesso intreccio unisce diverse vicende personali, alternando riflessioni intime, quasi esistenzali, ad altri in cui il regista si lancia in scene più kitsch. È però proprio quando si sofferma sui singoli personaggi e sul loro vissuto interiore, che il regista dà, ancora una volta, il meglio di sè.
D'altra parte, "La mala educación" non è solo una tra le pellicole più discusse di Almodòvar, ma è anche quella con la struttura narrativa più complessa. L'impianto della pellicola presenta infatti non solo le distinte vicende dei tre personaggi principali, ma anche un ampio ricorso a lunghi flashback. Il risultato, da un punto di vista strettamente cinematografico, non è tuttavia quello di altri film dello stesso regista spagnolo. Il ricorso ad ampi flashback è ormai una costante di Almodovar, ma ci sembra che resti per ora insuperato il risultato che il regista aveva ottenuto in "Todo sobre mi madre" (Tutto su mia madre). In questo caso, infatti, il regista ottiene il deleterio risultato di appesantire oltremodo il film, nuocendo in definitiva alla chiarezza espositiva senza aggiungere molto sul piano dei contenuti.
Con questo film, pur senza giungere agli eccezionali risultati di altri suoi film, Almodòvar si riconferma l'ispiratore indiscusso della rinascita del cinema iberico, che in questi ultimi anni si è rivelato uno dei più originali d'Europa, e forse (insieme a quello francese) l'unico capace di reggere la concorrenza nordamericana coniugando qualità e successp di pubblico. Questo filone cinematografico ha inoltre avuto anche il merito di affrontare temi forti come l'omosessualità, la pedofilia, la donazione degli organi e la transessualità, tutti affrontati prima o poi sia da Almodòvar, sia da altri suoi "discepoli", si pensi ad esempio a "Krampack" di Cesc Gay.
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