Stereotipi e sessualità
Articolo tratto da:
Journal of General Psychology, gennaio 1997,
di Pascal Mallet, Themistoklis Apostolidis, Benjamin Paty
Originale inglese su: www.findarticles.com
L'emergere di comportamenti psicosessuali è sia un aspetto fondamentale dello sviluppo umano, sia uno dei più intimi problemi degli adolescenti. Sia il fatto che gli adolescenti siano a disagio con questo fenomeno legato alla fase dello sviluppo, sia la stessa natura della sessualità umana, rendono la sessualità dell'adolescente un argomento di difficile indagine. Forse come conseguenza di questa difficoltà, Brooks-Gunn e Furstenberg (1989) notarono che «ciò che la sessualità significa per gli adolescenti, come essa si relaziona con gli altri aspetti dell'adolescenza, e quali strategie gli adolescenti usano per affrontarla e incorporarla nelle proprie vite, non sono stati studiati in dettaglio». Nel presente studio, le rappresentazioni sessualmente significative degli altri sono state usaminate come un modo per migliorare la comprensione dello sviluppo sociale e psicosessuale durante l'adolescenza. Inoltre, tali rappresentazioni delle altre persone da parte degli adolescenti possono funzionare come riferimenti socio-cognitivi rilevanti per adattare i loro atteggiamenti nei confronti dei coetanei e dei loro propri desideri sessuali.
Prima dello stabilirsi di una chiara preferenza sessuale, l'esperienza di sentimenti sia eterosessuali che omosessuali non è rara negli adolescenti (Koch, 1993). Inoltre, gli adolescenti devono sviluppare accettabili reazioni cognitive e comportamentali nei confronti di sentimenti sia etero che omosessuali, sia che questi nascano da loro stessi sia che vengano espressi da altri. Le rappresentazioni socio-cognitive di maschi e femmine sia eterosessuali che omosessuali sono componenti di tali meccanismi regolatori.
In particolare, ci siamo concentrati sugli schemi di genere riguardanti quattro significanti sessuali. Gli schemi di genere sono strutture anticipatorie, consistenti di informazioni riguardanti i sessi, che guidano e organizzano la percezione. Esse […] forniscono una possibile spiegazione per il mantenimento di stereotipi di genere (Bern, 1981; Martin & Halverson, 1981) e il loro sviluppo (Martin & Halverson, 1987). Como notato da Miller e Simon (1980), poiché la società è «ossessionata con le possibilità sessuali nell'adolescenza […] ci si aspetta che l'adolescente "prenda posizione" con riferimento alle opportunità sessuali che si presentano» (Miller & Simon, 1980). Ciononostante, il comportamento sessuale nella prima adolescenza è motivato o facilitato dalle aspettative concernenti comportamenti "appropriati al genere[1]" piuttosto che un intrinseco interesse sessuale. Coerentemente con queste considerazioni, si ritiene che gli schemi di genere siano implicati nella rappresentazione dei significanti psicosessuali da parte degli adolescenti. Non solo: gli schemi di genere danno senso alle preferenze sessuali in termini "appropriati al genere", fatto di particolare importanza all'inizio dell'adolescenza.
Con riguardo alle persone nella vita reale, le ipotesi di una differenza nelle caratteristiche tipiche del genere tra adulti eterosessuali e omosessuali, sono state una lunga fonte di controversie. Per esempio, Storms (1980) mostrò che omosessuali e eterosessuali non differivano secondo parametri di mascolinità o femminilità […].
Ricerche successive hanno evidenziato un quadro in qualche modo più complicato, la scoperta più rilevante essendo la maggiore "femminilità" dei maschi omosessuali rispetto a quelli eterosessali. In un esteso studio sui comportamenti di genere e gli orientamenti sessuali nell'infanzia, Bailey e Zucker (1995) scoprirono che comportamenti di tipo "cross-gender" [cioè con aspetti tipici dell'altro genere] nell'infanzia sono in relazione con il successivo emergere dell'omosessualità. Tuttavia, come gli autori evidenziarono, gli studi riguardarono bambini che mostravano espliciti comportamenti cross-gender. Dunque, questi bambini possono essere considerati come casi estremi. Bailey e Zucker individuarono comunque che i maschi omosessuali ricordavano comportamenti cross-gender nell'infanzia in misura significativamente maggiore rispetto ai maschi eterosessuali. Tuttavia […], è più probabile che gli eterosessuali dimentichino comportamenti cross-gender nella loro infanzia, potendo essere influenzati da stereotipi sociali [in sostanza, è probabile che un maschio eterosessuale rimuova il ricordo di aver giocato con le bambole da piccolo, tanto per fare un esempio, n.d.t.]. La questione di un collegamento tra preferenze sessuali e comportamenti cross-gender rimane aperta.
Una relazione tra caratteristiche di genere e preferenze sessuali è stata individuata nella percezione degli adulti. Deaux e Lewis (1984) riferirono che le ipotesi degli studenti rispetto alle preferenze omosessuali o eterosessuali di un soggetto erano significativamente influenzate dai tratti tipici del genere che descrivevano quel soggetto. In particolare, il possesso di tratti femminili in un soggetto maschio (es.: emotività, gentilezza, comprensione degli altri, educazione) aumentano la probabilità che sia percepito come omosessuale. I due ricercatori scoprirono anche che «giudizi dell'orientamento sessuale femminile sono scarsamente influenzati da questo tipo di informazioni, mentre la percezione dell'orientamento sessuale maschile ne è fortemente influenzata» […]. In sintesi, sembra che il possesso di tratti comportamentali tipici dell'altro sesso aumenti la possiblità di essere percepiti come omosessuali dagli adulti, in particolare per i maschi.
[…] Si può dubitare che la rappresentazione degli eterosessuali come maggiormente vicini agli stereotipi di genere risulti da una diretta esposizione a due gruppi di persone differenziati in base alle loro preferenze sessuali, poiché, al di fuori delle comunità gay, i desideri omosessuali sono raramente espressi nella vita quotidiana. Sembra invece che questa rappresentazione possa emergere durante l’adolescenza, come risultato di un effetto di emarginazione.
Come dimostrato da Tajfel e altri psicologi, la distinzione che gli individui fanno tra se stessi e “l’altro”, fornisce un’identità per il proprio gruppo, e la «categorizzazione delle differenze tra gruppi, è strettamente legata con l’identità sociale del singolo». In particolare, si è scoperto che denigrare i soggetti emarginati, in special modo gay e lesbiche […] rinforza lo status di una persona all’interno del proprio gruppo. Allo stesso modo, la rappresentazione degli omosessuali come aventi tratti di genere meno marcati rispetto agli eterosessuali, può supportare la convinzione nel valore e nella giustezza dei desideri eterosessuali attraverso il contrasto con i desideri omosessuali.
Man mano che gli adolescenti diventano fisicamente maturi, ci si aspetta in maniera crescente che mostrino le loro preferenze sessuali e che, per la gran parte, identifichino se stessi come eterosessuali (Miller & Simon, 1980). Inoltre, se l’attribuzione di una minore “tipizzazione” di genere agli omosessuali risulta in un effetto di emarginazione dal gruppo, possiamo ipotizzare che questo avvenga durante l’adolescenza.
In sintesi, abbiamo ipotizzato che durante l’adolescenza emerga uno schema in accordo al quale ragazzi e ragazze adolescenti attribuiscono tratti di genere più “tipici” agli eterosessuali che agli omosessuali (vale a dire: tratti maggiormente mascolini ai maschi eterosessuali piuttosto che a quelli omosessuali).
[1] in quest'articolo per "genere" s'intende maschio o femmina