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| Titolo: |
La tua voce |

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| Autore: |
Fiore di Girasole |
| Personaggi: |
- |
| Genere: |
Yaoi |
| Warning: |
alcune scene |
| Capitolo: |
1 |
| Pubblicata: |
29/05/2005 |
| Ultimo aggiornamento: |
29/05/2005 |
| Completata: |
Sì |
“La tua voce” di Fiore di Girasole
Era già notte fonda e Hanamichi, svegliatosi da un incubo, non riusciva più a riprendere sonno.
La tua voce, finalmente, come un urlo nella notte mi risveglia all’improvviso…
e cercò di comprendere il motivo degli strani incubi che lo tormentavano da un po’ di tempo; a pensarci bene era dalla sua entrata nella squadra dello Shohoku. Aveva sempre creduto che dipendesse dal pensiero che di basket non gli era mai importato niente e si era lasciato convincere da Haruko o dal fatto che il coach ed il gorilla – soprattutto quest’ultimo – pretendessero troppo dalle matricole e infine aveva capito che doveva trattarsi della rivalità con i compagni… eh sì, doveva trattarsi proprio di questo: di sicuro era per colpa di Rukawa che non riusciva a dormire. Insomma, una matricola come lui come poteva permettersi di chiamare Do’aho il grande genio Sakuragi?! E peggio ancora, coma poteva permettersi di chiamarlo così anche vicino agli altri? E durante le partite poi com’era umiliante per un genio come lui sentirsi dire che è un do’aho davanti agli avversari! ‘Questa me la paghi, kitsune!’ gli aveva infatti detto sempre; e ogni volta non aveva mancato alla parola data, facendo a botte con lui fino quasi allo sfinimento…
Ecco spiegato il motivo degli incubi in cui lui giocava dando il meglio di sé, eludendo la difesa avversaria con grande maestria per poi andare a canestro, tra le urla della folla finché, guardando Harukina sua, l’avversario non gli fregava la palla e lui spazientito non riusciva più a riprenderla; ed iniziava la rimonta di Rukawa, che appariva anzi contento di vedere Hanamichi in difficoltà, e gli dava dello stupido.
“Do’aho!” gli aveva detto anche in quest’incubo che l’aveva fatto sobbalzare. Però c’era qualcosa di diverso in questo sogno. Come dire… era come se più che rabbia furente questo gioco di rivalità gli procurasse delle scosse di adrenalina che avevano l’effetto di fargli battere il cuore a mille e quasi eccitare. Notò con stupore, ed anche un po’ di spavento, di essersi eccitato sul serio… “Grrr… maledetto Rukawa! Come osi prenderti gioco del tensai anche nel sonno?”… Però una volta tanto non sembrava che Rukawa volesse offenderlo, anzi, sebbene arrossendo, Hanamichi si sforzò di ripensare alla partita sognata e notò che lo sguardo della volpe era piuttosto ammiccante verso di lui, come se volesse spogliarlo con gli occhi e quel do’aho significasse di lasciarsi andare oltre senza timori. Hana deglutì notando che il suo sesso ora era davvero duro. Neppure Harukina gli aveva mai fatto quest’effetto; ma non voleva certo eccitarsi ancora al pensiero di Rukawa, perciò decise di scacciarlo dai suoi pensieri assieme all’eccitazione con una doccia fredda. Dopodiché andò a coricarsi, certo che stavolta avrebbe dormito.
…ed un fremito mi prende; poi il battito del cuore e due lacrime sul viso…
Invece era ancora ben sveglio. Anzi si trovò pentito di quella doccia, che aveva avuto tutt’altro effetto che quello di distoglierlo dal pensiero fisso di Rukawa: ora non era più eccitato, ma sentiva un freddo tremendo nelle ossa – nonostante la coperta tirata fin sopra il mento – e iniziò a tremare. Pensò dentro di sé: ‘una volta tanto mi sono davvero comportato da do’aho…’ “TUTTO PER COLPA DI QUELLA VOLPE!”, mormorò mentre aveva di nuovo l’impressione di sentire la voce del suo compagno di squadra e rivale prenderlo in giro. Hanno ragione gli educatori quando dicono che a forza di sentirsi dare dello stupido, uno diviene tale (il cosiddetto effetto pigmalione)! Continuò ancora un po’ a rimuginare su pensieri sempre più complessi e contorti, e finalmente – forse stanco perché non abituato a pensare troppo sulle cose – si riaddormentò (stavolta tanto profondamente da non riuscire a sognare nulla).
Quella mattina fu davvero dura alzarsi, ma già da tempo aveva deciso che si sarebbe impegnato di più anche con la scuola “affinché il Tensai sia davvero il n. 1!”, solo per questo si fece coraggio; e dovette anche sbrigarsi per non arrivare in ritardo. Durante la lezione il suo pensiero passava velocemente in rassegna le partite giocate fino ad allora, quelle su cui fantasticava del campionato ormai imminente e si ricordò pure del sogno, ed ebbe un piccolo moto di rabbia che gli fece dire ad alta voce “Maledetta kitsune!”. Si ricordò di essere in classe subito dopo, quando i compagni scoppiarono a ridere e persino l’insegnante sbottò qualcosa. ‘stupido e pure ingenuo – pensò stavolta di sé –: proprio come un bimbo ho parlato prima ancora di capire che cosa stavo dicendo. Uffa il sogno di stanotte proprio non ci voleva! Come farò oggi con gli allenamenti? Se dovessi fare una figuraccia anche lì? Ah, ma che penso! IO non posso certo fare figuracce! Mi basterà evitare una certa persona…’ … altro piano fallito (oggi non ne sta azzeccando una, povero Sakuragi! – NdA) dato che si ritrovò spesso Rukawa a marcarlo. Ma ora non ne poteva più “Spostati, stupida volpe! che intralci il tensai!” “Sei tu a intralciarmi, do’aho!” Hanamichi non capì più nulla al suono della voce roca del suo acerrimo rivale. E pure stavolta – come in mattinata – sentì una scossa salirgli fin sopra i capelli, facendolo diventare tutto un colore con questi e la tuta e tremare leggermente, alché sbagliò a calcolare la distanza dal canestro e andò a sbatterci contro. “Grrr. Io ti lincio, Rukawa!” e già avevano iniziato a fare a botte. Ma come faceva quello lì a restare con lo stesso sguardo impassibile anche mentre si picchiavano? E perché si limitava quasi solo a difendersi mentre lui gliele stava suonando di santa ragione? “Perché non facciamo a botte sul serio, volpe?” ma quello lo scansò con uno spintone e si rialzò senza dire una parola, avvicinandosi ad Anzai per ricordare ad Hanamichi della promessa fatta tempo prima: niente più risse. Ecco che aveva fatto di nuovo una figuraccia, di nuovo per colpa di Rukawa. Ma perché gli faceva quest’effetto? Una reazione simile non gliela faceva nessun altro; e poi sempre per colpa sua era tantissimo tempo che non riusciva più a sognare Haruko.
Inutile dire che quella sera il rossino avrebbe preferito trovare un modo per non coricarsi, ma come avrebbe potuto, con tutta la stanchezza ed il sonno arretrato che aveva? Stavolta il sogno fu diverso: dopo l’ennesima figuraccia del tensai per colpa della kitsune, i due facevano a botte finché non finivano insieme sul pavimento. E Rukawa lo guardava nuovamente in un modo molto erotico, lui non riusciva ad evitare di guardarlo, di notare quanto è bello il suo viso, quanto è liscia la sua pelle; e dalle botte finivano col baciarsi e fare l’amore in palestra e… e Hanamichi si svegliò di soprassalto sudato, affannato e appiccicoso: era venuto! E più di quando si dà soddisfazione da solo (beh, dopo 50 rifiuti doveva adattarsi)! “Non… non sarò mica innamorato di… di… quello lì – ora non era neppure la volpe, era quello lì, pensò il suo subconscio –?!?” e pure stavolta si alzò nel cuore della notte per lavarsi. Non riusciva ancora a capacitarsi di un’idea del genere: non aveva mai avuto nulla in contrario riguardo all’omosessualità, ma lui non poteva essere gay! Insomma, gli erano piaciute tantissime ragazze, no? Ed Harukina lo intrigava sul serio. “Magari è solo che non voglio ammettere che Kaede è davvero il migliore – Kaede? non più la volpe o quello lì? – e che è il più bello… e forse quei 50 rifiuti erano già un segno del destino, un messaggio che non volevo decifrare perché una persona socievole ed espansiva come me vive col terrore di restare solo per dei pregiudizi.” Restò in silenzio qualche minuto a riflettere su se stesso, i tanti rifiuti, cercò di mettere a fuoco (senza dare peso a ciò che esternava sempre) i suoi sentimenti per Haruko e quelli per Kaede; e pianse. Come aveva potuto ingannare se stesso per tanto tempo? Amava davvero il suo rivale di Basket ed aveva rovinato tutto con quegli stupidissimi litigi. Ora come avrebbe fatto a conquistarlo o almeno averlo come amico? Maledizione, se almeno se ne fosse accorto subito, avrebbe cercato di avvicinarlo invece di farci a botte – ma chissà, forse prima non sarebbe riuscito a farsi notare e poi in questo modo quante volte aveva toccato quella pelle candida e serica?… Si asciugò per bene, infilò boxer e pigiama puliti ed andò a coricarsi di nuovo, con le lacrime che ancora gli rigavano il volto.
…Non potevo prevedere questa mia strana reazione. Non potevo immaginare!…
Il giorno dopo tutti (insegnanti, compagni di classe e di squadra e soprattutto Yoei, il suo migliore amico) notarono che in Hanamichi qualcosa non andava ma, conoscendo le ire improvvise di cui è capace il n. 10 dello Shohoku, nessuno si azzardò a chiedere qualcosa “tanto si tratterà del 51mo rifiuto – dissero tutti i compagni di squadra -, perciò basterà farlo sentire un campione del basket e gli passerà.” Insomma tutti… Rukawa non sopporta chi non s’impegna per dare sempre il massimo, specialmente se è un suo rivale con cui è costantemente in competizione; ‘ne va della reputazione del tensai che Sakuragi crede di essere e della volpe che IO so di essere – beh, questo è un pensiero di Rukawa -’ e pur di non ammettere il valore che riconosceva all’amico – neppure gli avrebbe mai fatto capire che per lui è un amico – gli parla senza mezzi termini: “51mo rifiuto, eh, do’aho?” Hanamichi alzò la testa con uno sguardo truce sul volto, pronto a dare una delle sue famose testate a quell’insensibile che gli aveva appena parlato, ma vedendo che si trattava proprio del suo Kaede (ormai Hana stava acccettando l’idea di essere innamorato del suo compagno di squadra), accennò una sorta di sorriso ed abbassò di nuovo la testa sconsolato. “Non lo so…” “Mh?” – l’immancabile monosillabo della sua volpe “Come faccio a sapere se mi ama o no?” “Glielo dici! o non ne sei capace?…” L’altro rimase immobile per un istante, tanto da far credere a tutti che si stesse preparando per un’altra rissa e il brunetto decise di scuoterlo come sapeva fare meglio: “Do’aho!” “Cos’hai detto? Ma io ti…” non poteva continuare la frase e neppure alzare le mani sul suo amore, specialmente perché, ora che aveva compreso i suoi sentimenti, avrebbe rischiato di violentarlo, più che di pestarlo. “Hai ragione – ‘Sakuragi è impazzito!’ commento di Ayako –, sono proprio un do’aho – ‘No, è proprio fuori!’ disse invece Mitsui – Ma che ne vuoi capire tu di sentimenti – ‘Sentimenti?’ ora era il gorilla quello scioccato –? Tu che baceresti soltanto una palla da basket – ‘No, Hanamichi, non dire così di Rukawa!’ naturalmente il commento di Haruko –! Il brunetto si trovò pentito di aver messo il dito nella piaga: Hanamichi stava soffrendo davvero per amore, come aveva fatto a credere che un animo puro come lui potesse scherzare su certe cose? Decise perciò, ma solo per questa volta, di essere gentile e confortarlo. E l’abbracciò tra il disagio degli altri compagni di squadra che, dopo il commento di Kogure ‘Anche Rukawa è strano, direi di andarcene’ decisero di fare così. “Su, do’aho, lo Shohoku non è più lo stesso senza le buffonate della scimmietta rossa, perciò sbrigati a riprenderti, Hana!” “Hana?…” chiese il rossino, meravigliato già del fatto che l’avesse chiamato per nome, per non dire del fatto che avesse usato il diminutivo! “Uff! Sapevo che me ne sarei trovato pentito… Hanamichi! Ma stai piangendo?! Che ti succede? Insomma, parla! tanto gli altri se ne sono andati.” “Davvero! Se ne sono andati tutti. Avranno capito?” “Che dovrebbero capire, do’aho?” ‘E smettila di chiamarmi così! Mica sono davvero uno stupido?! Però che voce sensuale che ha! E quanto sta parlando oggi! Deve costargli molta fatica, amore mio’ ed arrossì al pensiero che ormai doveva dirgli tutto – quando avrebbe trovato di nuovo la volpe disposta a dargli ascolto? “Che tu…” “Io?” “Sei tu… la persona che amo, Kaede.” abbassò lo sguardo non sapendo come fare per trattenere le lacrime. Kaede non diceva nulla – e ti pareva? Avrà già il mal di gola per quanto ha parlato! – ma Hanamichi ormai aveva rischiato il tutto per tutto ed ora doveva solo rassegnarsi ad aspettare una risposta dall’altro. “È per me che stai così?” il rossino annuì, non potendo parlare per non ricominciare a piangere. Inaspettatamente il bel brunetto lo strinse a sé in modo protettivo e disse molto sensualmente “Do’aho!”, gli prese il volto tra le mani e lo baciò dolcemente e a lungo. Hanamichi restò incredulo e felice allo stesso tempo a gustarsi le labbra morbide e calde di Kaede come fossero l’unica cosa al mondo e quando si fu ripreso dallo stupore, lo abbracciò ed aprì di più la bocca, in modo da assaporarsi entrambi anche con le lingue. Quindi Kaede ricambiava? Però quella kitsune non gliel’aveva detto, mentre lui aveva scoperto tutte le sue carte. Ma era contento già così: finalmente il primo bacio! E dalla persona che amava davvero! Ringraziò Dio di quei 50 rifiuti. E quando le loro labbra si staccarono ansimanti, pensò:
… e vorrei già risentirti, e vorrei accarezzarti, e vorrei… poterti amare!
“Anch’io ti amo, Hanamichi. Per questo non mi sono mai curato delle ochette che mi vengono dietro e ti ho preso in giro per tutto questo tempo: insomma non riuscivo ad esserti simpatico, almeno dovevo risultari odioso, no? o non ti saresti mai accorto di me.” “Per questo non mi picchiavi più tanto? Non per la promessa fatta al coach?” “Come potrei alzare le mani su di te, Hana? Quando l’ho fatto è stato perché non c’era altro modo per stringerti tra le mie braccia.” “Hentai!” fu la conclusione del rossino, e iniziarono a ridere insieme: alla fin fine non erano poi così diversi. Chissà che non fosse vero amore, destinato a durare nel tempo? Un altro sguardo e si ritrovarono stesi l’uno sull’altro, a baciarsi e cercare di liberarsi dei vestiti sul pavimento della palestra, ‘come nel sogno’: Hanamichi ebbe un sussulto, ma non poteva aspettare oltre ad unirsi finalmente a Rukawa nel corpo oltre che nello spirito e decise di lasciarsi andare senza pensare più a nulla…
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