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L’omosessualità nell’Antico Testamento


Secondo l’autorevole Boswell, ad aver dettato l’atteggiamento cristiano verso l’omosessualità non sarebbero tanto le Sacre Scritture, quanto l'esegesi della tradizione scritturale, cioè degli scritti tramandati o direttamente compilati dalla prima generazione di dirigenti cristiani.
Fondamentale, in questo senso, è l’interpretazione che venne data, nei primi secoli dell’era cristiana, dai primi esegeti delle Scritture, del famoso passo della distruzione della città di Sodoma (da cui il nome di sodomita che un tempo indicava di aveva rapporti omosessuali). Secondo Boswell, il termine “conoscere” usato nel testo biblico in quell’episodio non significava “conoscere carnalmente”. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, infatti, il verbo “conoscere” nell’Antico Testamento è usato solo 10 volte su 943 con il significato di “avere rapporti sessuali”. Tra l’altro, quando in ebraico si intendeva fare riferimento a rapporti omosessuali, si usava un verbo specifico (shâkhabh). Non solo: Ezechiele (Ezechiele 16,48-49) nell’elencare i peccati della città di Sodoma, non accenna all’omosessualità. È da osservare, invece, che nel Nuovo testamento, il peccato di sodomia viene connesso in tutti i modi con l’omosessualità. Nel complesso, non si può affermare che l’episodio di Sodomia sia alieno da riferimenti (omo)sessuali, restando piuttosto ambiguo l’uso del termine “conoscere”, ma è plausibile che la corretta interpretazione del peccato di Sodomia faccia riferimento al peccato di inospitabilità.

Gli unici riferimenti sicuri all’omosessualità, si trovano nel Levitico:

18,22: «Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio».
20,13: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di essi».

Boswell mette in rilievo come il contesto della condanna delle pratiche omosessuali, la associ ad una condanna più generale verso comportamenti tipici dei “pagani” come l’idolatria, anche se in realtà l’omosessualità, a quanto se ne sa, non era così diffusa tra Egiziani e Cananei.
In ogni caso, tutto ciò non muta il “tono” della condanna dell’omosessualità, che si tramanda ancora oggi tra le comunità ebreo-ortodosse (anche se per fortuna Israele non prevede la pena di morte).


L’omosessualità secondo i primi cristiani.
Molto diverso l’atteggiamento del Nuovo testamento rispetto all’omosessualità. Diverso l’atteggiamento, non certo la condanna.
Determinanti, in questo senso, le lettere di San Paolo. È noto che a San Paolo, più ancora forse che allo stesso Vangelo, si devono i fondamenti della teologia e della tradizione cristiana, tenuto conto che il Vangelo di per sé non ha il carattere di compiutezza e organicità necessario a costituire la base del pensiero cristiano.

Cor 6,9-10: «[...] Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati (malakoi — Vulg. molles), né sodomiti (arsenokoitai — Vulg. masculorum concubinatores), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio»


Al di là dei rilievi che si possono avanzare sulla traduzione del passo di S. Paolo, e per i quali rimando alla tesi online di Irene Zavattero, urge sottolineare come il pensiero degli asceti cristiani, dopo San Paolo, ebbe una “notevole influenza sull’atteggiamento della Chiesa primitiva verso l’omosessualità. Infatti, furono proprio le loro idee a fornire di volta in volta la giustificazione ufficiale all’oppressione dei gay in molti stati cristiani” (Zavattero, 1996).

L’opinione dei primi cristiani riguardo all’omosessualità si basava su alcuni fondamentali argomenti:
1 - la lettera (oggi considerata apocrifa) di San Barnaba, nel seguente passo: «[Mosè disse] non mangerai la lepre [cfr. Lv 11,5]. Perché? Per non diventare, egli disse, un molestatore di ragazzi, e per non essere trasformato in questa. Infatti alla lepre cresce ogni anno una nuova apertura anale, cosicché quanti anni essa ha vissuto, tanti buchi anali possiede.» L’argomento “animale” venne ripreso nella più diffusa opera di scienze naturali del Medioevo, il Physiologus;
2 - Clemente di Alessandria, nel suo Paedagogus, fa propria la “regola alessandrina” (i rapporti sessuali per essere moralmente giusti devono essere indirizzati alla procreazione), e quindi considera immorali i rapporti omosessuali;
3 - associazione dell’omosessualità con le molestie sui bambini, cioè dalla confusione fra omosessualità e pederastia. Giovanni Crisostomo, in uno dei suoi sermoni, inveisce contro i pederasti che vengono in Chiesa per osservare con sguardo libidinoso i ragazzi.
4 - l’influenza della dottrina stoica del “comportamento secondo natura”. «La ragione, come “anima del mondo”, aveva una precisa interpretazione biologica e la legge di natura era identificata con le leggi biologiche che formano l’universo fisico. Quindi, siccome il mondo doveva essere governato dalla ragione, quelle cose che non avevano un motivo razionale che le giustificasse erano da ritenersi erronee. Fra queste c’era anche l’omosessualità, poiché l’unico motivo “razionale” per avere un rapporto sessuale era la procreazione.» (Zavattero, 1996)


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