Sezioni


>> 25/08/2007
ANCHE UN UOMO di G. L. Mario Loncrini
>> 25/08/2007
DANZANDO CON I PROPRI DEMONI di Giusi Dottini
>> 23/07/2007
EL CIELO DIVIDIDO - BROKEN SKY di Julian Hernandez
>> 23/07/2007
KRAMPACK di Cesc Gay
>> 20/07/2007
BEAUTIFUL THING di Hettie MacDonald
>> 15/04/2007
Manga: Oasis Project
>> 04/01/2007
LA DOLCEZZA di C. Honoré

L’omosessualità nel Settecento

Con il XVIII secolo disponiamo di una mole di fonti che ci permettono di avere un quadro abbastanza chiaro di quella che doveva essere la realtà omosessuale dell’epoca. Innanzitutto si deve tener presente che, come vedremo, sull’onda del pensiero illuministico, compaiono arditi pamphlet che difendono gli omosessuali, o che giungono addirittura ad avanzare richieste di parità di diritti. A permettere, poi, che si parli di “cultura” omosessuale, contribuì certamente la crescita dell’urbanizzazione: l’omosessualità c’è sempre stata, ma la presenza di un consistente numero di persone riunite in una sola grande città dovette certamente favorire l’incontro tra persone che avevano gli stessi orientamenti sessuali, certamente in misura assai maggiore di quanto era avvenuto fino ad allora nelle piccole e relativamente isolate comunità di villaggio. È ben noto infatti che le principali città europee conobbero nel corso del Settecento una consistente crescita demografica.
La principale fonte, restano tuttavia (e purtroppo) i registri di polizia e quelli degli organi deputati all’ordine pubblico: è indubbio che, per quanto in certi ambienti si chiudesse spesso un occhio sui comportamenti omosessuali, soprattutto se ne erano protagonisti persone di un certo potere, la sodomia (termine che qui intende significare precisamente l’atto, il comportamento omosessuale, non l’orientamento sessuale in sé) continuava ad essere considerata socialmente riprovevole, religiosamente peccaminosa, e socialmente riprovevole. Per quest’articolo, oltre ad alcune fonti facilmente reperibili sul web, abbiamo quindi analizzato un certo numero di casi in cui l’imputato era accusato di sodomia, reperiti online nel database dell’Old Bailey.

1. La sottocultura omosessuale nel XVIII secolo

Innanzitutto mettiamo in evidenza alcuni caratteri che si individuano nella sottocultura omosessuale dell’epoca:

1. si ha notizia di luoghi di ritrovo esclusivi per omosessuali, che spesso assumevano caratteri elitari. Questi luoghi assumevano forme diverse, e in ogni caso permangono i più antichi luoghi di battuâge attestati anche in epoca precedente, soprattutto giardini, lunghifiume, aree portuali. A Parigi, sin dal 1706 i rapporti della polizia segnalano l’esistenza di riunioni a cui partecipavano omosessuali: si trattava di riunioni spesso piuttosto numerose, tra i 15 e i 30 partecipanti, dove uomini con le stesse inclinazioni potevano conoscersi, anche se, a quanto pare, il rapporto sessuale veniva poi consumato altrove. Queste riunioni avvenivano solitamente in abitazioni private o in locali, prevalentemente in zone non centrali, ma periferiche, ove la sorveglianza della polizie era meno pervasiva. A Londra esistevano invece le “molly houses”, locali dove ci si riuniva e, in apposite stanze, si potevano anche consumare rapporti sessuali con gli avventori. Ne parleremo in maniera approfondita, per ora basti dire che, anche in questo caso, i rapporti della polizia sono una fonte insostituibile.

2. in particolare negli ambienti di corte, queste riunioni assumono carattere elitario e segreto. Alla corte parigina sembra esistesse qualcosa come una società segreta, composta di nobili omosessuali: non era qualcosa di insolito, essendo normale che i nobili di corte si riunissero in società seguendo i propri gusti e le proprie inclinazioni (artistiche, filosofiche, politiche).

3. l’elitarietà e la segretezza dovettero certamente favorire, forse per la prima volta, lo sviluppo di uno “slang”, attestato certamente in Inghilterra ed anche a Parigi. Anche nelle riunioni “popolari” si imitava il modello aristocratico, e si diffonde l’uso di parole in codice ed espressioni particolari. Così i partecipanti a queste riunioni si davano ad esempio nomi come “La Madre delle Novizie” o “La Duchessa” o ancora “Miss Selina” e “Lady Godiva”. Si moltiplicano le espressioni come “Dunque, è una sorella!” (1736), oppure “lasciamolo andare, non capisce il latino” (1748, in riferimento ad un ragazzo che non rispondeva alla avanches) e i riferimenti al modello delle logge massoniche.

4. in queste riunioni, il modello è quello dell’omosessuale effeminato. Non si può tuttavia affermare con certezza se a queste riunioni partecipassero effettivamente solo uomini effeminati: secondo Bruno Bettelheim (cit. in M. Rey) l’attribuzione di soprannomi femminili e la pratica del travestitismo devono considerarsi soprattutto come un modo per sottolineare il rifiuto del ruolo che la società prescriveva per gli uomini adulti. Non tutti, del resto, sembra fossero felici di travestirci da donna, e i rapporti di polizia segnalano di avventori che se ne andavano indignati di fronte a tale abitudine (così nel 1748 il pittore Mandrel: “non potreste assumere le maniere d’un uomo, invece che quelle di una donna?”)

5. a Parigi si segnala un’altra interessante caratteristica di queste riunioni: l’esistenza di pratiche d’iniziazione, che generalmente consistevano nel fatto che più uomini avevano un rapporto sessuale con un giovane o adolescente che, così, veniva “ammesso” ufficialmente al gruppo. Si tratta di una pratica d’iniziazione attestata anche in epoca ben più recente presso tribù primitive, al passaggio all’età adulta, ad esempio in Nuova Guinea e Africa (così ad esempio William Stayton, in: Leggi la fonte), e che in ogni caso ben si coniuga con il carattere esclusivo di queste assemblee. A questa iniziazione veniva attribuito il nome di “matrimonio”, anche se risulta assai raro il caso che venisse impartita una qualche benedizione (il primo a celebrare “matrimoni” gay sarebbe stato il reverendo John Church, e comunque solo all’inizio dell’Ottocento): di fatto i due uomini si limitavano ad avere un rapporto sessuale in una stanza o talvolta anche in presenza di “testimoni”. Nelle molly houses inglesi era frequente che si celebrassero questi “matrimoni”, che forse indicano più una volontà di polemizzare con l’istituzione matrimoniale e con le convenzioni sociali che richiedevano all’uomo adulto di sposarsi.

6. può essere interessante notare come già all’epoca questa sottocultura omosessuale avesse le sue proprie “icone”: pare che ci fossero attori o ballerini favoriti, o spettacoli a teatro particolarmente seguiti.

7. l’ambiente illuminista, e in particolare le teorie giusnaturaliste, dovettero favorire (a Parigi, ove non si sentiva l’azione del puritanesimo anglosassone) lo svilupparsi di un’autoconsapevolezza, che in (molto rari) casi sfociava in rivendicazione della propria sessualità: così viene meno, anche nei rapporti di polizia, l’idea che l’omosessualità sia da imputarsi alla “corruzione” da parte di un’altra persona, e si comincia a vedere gli omosessuali come un gruppo definito, usando espressioni come “quella gente”, “è stato di quel gusto per tutta la vita” (1723). L’idea della sodomia come peccato religioso (che si riscontra ancora sempre nei verbali giudiziari inglesi, con espressioni come: “the innatural sin of sodomy”, l’innaturale peccato di sodomia [Gorge Duffus, 6 dicembre 1721], oppure: “indicted for not having God bifore his eyes”, condannato per non avere Dio di fronte ai suoi occhi [William Nichols, 28 aprile 1742]) viene sostituita con la sua repressione semplicemente in quanto contraria alla legge e alla morale comune.

8. infine, l’esame dei rapporti di polizia permette di individuare il composito panorama dell’umanità omosessuale, di cui facevano parte tutte le figure della società urbana dell’epoca: artigiani, commercianti, piccoli funzionari regi, liberi professionisti, domestici e servitori. Come detto, dell’omosessualità nelle campagne abbiamo invece scarse notizie.

2. Le “molly houses” inglesi
A partire dal 1685 viene segnalata l’esistenza a Londra di “molly houses”, taverne o residenze private, frequentate da omosessuali che qui potevano conoscersi, frequentarsi, scambiarsi idee e informazioni, ma ovviamente anche corteggiarsi, innamorarsi e fare sesso. Non si trattava di bordelli: i bordelli omosessuali esistevano già da tempo, a Londra almeno dal ‘600 (spesso mascherati dall’insegna di “bagni pubblici”), e continuarono ad esistere a lungo. In generale, però, le molly houses non si dedicavano a questa attività, e solo nell’Ottocento compaiono luoghi che sono sia “molly house” sia bordello.
In questi luoghi era possibile cenare, cantare, ballare, travestirsi, soprattutto in occasione delle numerose feste che vi si tenevano, ma il giornalista Ward, che descrisse una festa in una di queste “case”, descrive una bizzarra parodia di una partoriente, con un giovane che nasconde un cuscino sotto le vesti simulando il rigonfiamento della pancia: si tratta, come la prassi dei “matrimoni” di cui ho già detto, di un altro esempio di come la sottocultura omosessuale dell’epoca intendesse demistificare le convenzioni sociali basate sul matrimonio eterosessuale (Gorge Haggerty, cit. in G.W. Bateman). Ecco il racconto di Ward (tradotto in M.D. Di Rienzo):
C’è una banda particolare di delinquenti sodomiti, in questa città, che chiamano se stessi “molly” […]. Come si trovano insieme, subito cominciano a mimare le chiacchiere, i pettegolezzi e le impertinenze delle donne […] Non è molto che, durante una delle loro notti di festa, farcirono con un cuscino la pancia di uno dei loro sodomitici fratelli, o meglio sorelle, come l’un l’altro si chiamano, travestendolo in una camicia da notte femminile […] e il tale, in presenza dell’intera compagnia, cominciò a scimmiottare le smorfie di una donna sofferente in procinto di partorire
I “mollies” (il termine in origine indicava le prostitute) ci hanno lasciato anche delle canzoni, come questa comparsa in un opuscolo del 1728:
Quant’è dolce il piacevole peccato?
Con un fanciullo di 16 anni d’età
Che la barba sul mento non ha
E di rosa ha l’incarnato.
[…]
Achille, l’eroe magno,
teneva Patroclo per compagno
e Giove un fanciullo volle avere:
Ganimede, sì bello da vedere.
La repressione della sodomia e delle molly houses in particolare vide particolarmente attive, nell’Inghilterra del Settecento, le “Società per la riforma dei costumi” (Societies for the reformation of manners), fondate dal reverendo Bray sull’onda dello zelo religioso suscitato in ambienti religiosi puritani. Si trattava di associazioni di cittadini che intendevano colpire il vizio, la corruzione pubblica, la prostituzione e la sodomia. Molte azioni legali dell’epoca ebbero luogo proprio per la segnalazione di molly houses attuata da questi zelanti cittadini, oppure a seguito di veri e propri raids condotti contro i ritrovi omosessuali.
Ecco come un agente di polizia infiltrato nella molly house gestita da “Mamma Clap” (Margaret Clap gestiva una delle più grandi molly houses: nel corso di un singolo raid nel febbraio 1726 più di 40 persone furono arrestate) descrive le attività che vi avevano luogo:
trovai tra 40 e 50 uomini che facevano l’amore tra loro, come essi lo chiamano. Alcune volte si sedevano l’uno sulle cosce dell’altro, baciandosi in maniera lasciva e usano indecentemente le mani. Poi si alzavano, ballavano e facevano inchini, e imitavano la voce delle donne… Dopo si abbracciavano, scherzavano e giocavano, e uscivano a coppie verso un’altra stanza sullo stesso piano per “essere sposati”, come loro lo chiamavano”.

3. La repressione della sodomia
Al di là del caso delle Società per la riforma dei costumi presenti in Inghilterra, la repressione della sodomia era compito delle autorità preposte all’ordine pubblico, in quanto vietata dalle leggi del tempo. In questo senso, ad essere punita non era l’omosessualità in sé, ma la sua pratica, ovvero un comportamento sessuale di tipo omosessuale. Ad esempio, dall’archivio ondine dell’Old Bailey si può trarre la seguente definizione di “sodomia” (sodomy):
rapporto anale o orale tra un uomo e un altro uomo, donna o animale [questo suggerisce quindi l’interpretazione della sodomia come, in generale, un tipo di pratica sessuale non approvato dalle norme morali dell’epoca]. Allo scopo di ottenere una condanna (conviction), era necessario provare che avevano avuto luogo sia la penetrazione sia l’eiaculazione, ed erano richiesti due testimoni per provare il crimine. Sia il partner “attivo” che quello “passivo” potevano essere considerati colpevoli del reato. Tuttavia, a causa della difficoltà di provare questo reato, molti uomini venivano perseguiti per la più blanda accusa di “assalto con intento di sodomizzare” (assault with sodomitical intent)”
La differenza tra le due accuse (si tenga presente che qui ci riferiamo al caso inglese) non era da poco: la condanna per sodomy prevedeva la morte (usualmente per impiccagione), l’accusa per assault with sodomitical intent prevedeva pene assai meno severe. Nel processo a George Duffus (28 febbraio 1722), questi venne ad esempio condannato semplicemente a 1 mese di reclusione. In un processo come quello del 28 aprile 1742 contro William Nichols, accusato di aver abusato di un tredicenne, Thomas Waldron, si vede come l’imputato venga assolto per sodomy ma gli venga ingiunto di mantenersi a disposizione per l’accusa per assault (“he was acquitted, but was ordered by the Court to remain in order to be tried for the Assault”).
Per reprimere la sodomia, veniva fatto ampio uso di esche e infiltrati. A Parigi la polizia usava dei provocatori che venivano inviati nei luoghi di battuâge abituali, i cosiddetti “mouches”, e anche nei verbali dei processi inglesi si riscontra la stessa pratica.
È necessario qui considerare un fatto molto importante: l’irrilevanza, ai fini del processo, del consenso delle parti per il rapporto sessuale, faceva sì che di fatto non si considerasse in maniera particolare, ad esempio, l’abuso di minori, che all’epoca e fino proprio alla fine del ‘700 sembra fosse molto diffuso (cfr. Lloyd DeMause, The Ubiquity of child sexual molestation, par. da: The Evolution of Childrearing, in: The Ubiquity of child sexual molestation). In questi casi, infatti, l’accusa è sempre quella per sodomy o assault with sodomitical intent (infatti lo stupro, rape, si riferiva esplicitamente ad un rapporto eterosessuale non consenziente). Il crimine sussisteva, dunque, anche se le parti erano consenzienti: non si intendeva punire, infatti, una violenza commessa contro una persona, quanto piuttosto una pratica considerata pericolosa per la società. Non è un caso, infatti, se nell’Inghilterra del ‘700 i “sodomiti” fossero visti come un germe che indeboliva la mascolinità dell’uomo britannico.
Alla sentenza di morte non sfuggivano nemmeno gli adolescenti (del resto il concetto di “adolescenza” nasce nel XIX secolo soltanto): il 7 marzo 1811 fu eseguita la condanna a morte per impiccagione di Thomas White, 16 anni, e John N. Hepburn, 42 anni. I due erano frequentatori del “Cigno Bianco”, una molly house londinese: l’8 luglio 1810 la polizia vi fece irruzione e arrestò una ventina di avventori. Thomas White era il beniamino della casa: era un tamburino del Portugal Regiment delle Guardie Reali. Sfuggito alla retata insieme a Hepburn, il 26 luglio fu arrestato e incarcerato per sodomia. L’unico testimone era un terzo soldato, che Hepburn aveva pagato per potersi appartare con il ragazzo. White salì per primo sul patibolo. Stando ai resoconti dell’epoca: “non pareva affatto turbato dalla terribile prossimità della fine e continuava ad aggiustarsi il fiocco della camicia”. Il ragazzo tenne poi gli occhi fissi su Hepburn fino a che non gli venne calato sulla testa un cappuccio (cfr. M. Di Rienzo).
Vi riporto qui un esempio di verbale dell’epoca, che si riferisce al già citato processo per sodomia a carico di William Nichols del 28 aprile 1742 (non venne condannato per insufficienza di prove):
“William Nichols fu imputato perché, non avendo Dio davanti ai suoi occhi, commise un assalto su Thomas Waldron, e su di lui commise il detestabile crimine chiamato sodomia [buggery, che in realtà dovrebbe indicare precisamente un rapporto anale] e fece questo contro la forma delle leggi il 28 ottobre [1741]
[testimonianza di Thomas Waldron, 13 anni]  “Verso la fine di ottobre scorso, il prigioniero [Nichols] ed io giacevamo sullo stesso letto […] e verso le due del mattino, quando tutti erano addormentati, lui mi diede della birra e del pane, e poi…” [il verbale poi dice il testimone fornì resoconto completo del comportamento dell’accusato e “richiestagli una domanda che la legge in questi casi considera necessaria, rispose in maniera negativa”: forse gli venne chiesto se ci fu eiaculazione, in quanto come detto questa era considerata una condizione per la condanna per sodomia]
James Robinson giaceva nello stesso letto con Waldron e il prigioniero, e confermò parte della precedente deposizione. […] ma non essendoci sufficienti prove per condannare il prigioniero per questa accusa, fu assolto, ma gli venne ingiunto di mantenersi a disposizione della corte per essere processato per assault”.

Possiamo concludere dunque che nel Settecento si presenta per la prima volta l’esistenza di subculture omosessuali organizzate e che a favorire tale organizzazione sembra essere stata l’incremento della popolazione delle grandi città dell’epoca, che avrebbe favorito la nascita di luoghi di aggregazione omosessuali, dove la possibilità di conoscersi e scambiarsi idee e informazioni rese possibile sviluppare un certo senso di autoconsapevolezza e di appartenenza ad un gruppo ben definito, distinto dal resto della società in quanto praticante uno stile di vita socialmente riprovevole.

Webografia:

• Maria G. Di Rienzo, Alla corte di “Mamma Clap”. La sottocultura omosessuale nella Londra del Settecento, in www.culturagay.it
• Michel Rey, Il matrimonio del fabbro: la sottocultura dei sodomiti nella Parigi del Settecento, in www.culturagay.it
• Geoffrey W. Bateman, Molly Houses, in www.glbtq.com/social-sciences/molly_houses.html
• Dati giudiziari sulle accuse per sodomia nel Settecento in Inghilterra, possono essere trovati in: www.oldbaileyonline.org (archivio online dei precedenti giudiziari inglesi)


Film
Login Area Privata Admin
Utente: 
Password: 
 


Forum



Boy-toy.org © 2005-2007 - E-mail:webmaster@boy-toy.org