Sezioni


>> 25/08/2007
ANCHE UN UOMO di G. L. Mario Loncrini
>> 25/08/2007
DANZANDO CON I PROPRI DEMONI di Giusi Dottini
>> 23/07/2007
EL CIELO DIVIDIDO - BROKEN SKY di Julian Hernandez
>> 23/07/2007
KRAMPACK di Cesc Gay
>> 20/07/2007
BEAUTIFUL THING di Hettie MacDonald
>> 15/04/2007
Manga: Oasis Project
>> 04/01/2007
LA DOLCEZZA di C. Honoré

Titolo: Love Sickness

Autore: Yurika
Personaggi: Jinnai e Katsuki
Genere: Romance, R
Warning: alcune scene (spoiler)
Capitolo: 1
Pubblicata: 28/05/2005
Ultimo aggiornamento: 28/05/2005
Completata:

 

Serie: Love Mode

Disclaimers: i pg appartengono alla sensei Yuki Shimizu

Pairing: JinnaiXKatsuki

Raiting: R/S

Note: Auguri sori Miyu!!! Questa ficcina me l’avevi chiesta praticamente il compleanno scorso^^;;; e ora finalmente eccotela qui! Ti sei pentita di avermela chiesta, eh? AHAHAH cavoli tuoi ora e rifletti meglio su cosa mi chiederai per il prossimo anno u.u




LOVE SICKNESS

di Yurika


“Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhh……… Capo! Dammene subito un altro!”

Katsuki Kyosuke sbatté il bicchiere vuoto sul bancone rivolgendosi a Touma con aria truce.

“Non credi sia sufficiente quello che hai già bevuto? È già il quarto che ti scoli stasera questo!” gli rispose l’uomo che stava sistemando alcune bottiglie.

“Sto benissimo, non sono ubriaco se è questo che intendi! Ho solo molta sete” insistette il brunetto caparbiamente.

“Come vuoi, ma se poi ti senti male io non ti porto a casa” sbuffò Touma preparando un nuovo cocktail.

“Chi ti chiede niente? C’è Amagai senpai che pensa a me, il senpai è l’unico a volermi bene!” replicò Kyosuke rivolgendosi al bel ragazzo che sedeva accanto a lui.

“Vero che tu mi aiuterai senpai?” gli domandò con occhi luccicanti, pronto a scoppiare in lacrime.

pensò questi rivolgendo un mesto sorriso e annuì sperando di poter arrestare sul nascere l’apertura delle cataratte del suo kohai.

Fortunatamente Kyosuke venne distratto dal bicchiere che Touma gli aveva appena poggiato davanti e annegò nuovamente dentro la forte bevanda.

Che male che faceva, dannazione, che male! Jin, Jin, maledetto vecchio, dove si era cacciato?

“Stasera non mi aspettare, lavoro” diceva e sorrideva, maledizione, sorrideva sempre quando lo diceva, che poi, cosa cazzo avesse da sorridere solo lui lo sapeva, perché Katsuki no, non lo capiva proprio cosa ci fosse di bello in quella frase. Era contento per il lavoro? O felice che Katsuki non dovesse aspettarlo?

“Non andare! Resta con me stasera” lo implorava il ragazzo una volta che la porta era già chiusa e restava solo l’eco del silenzio a potergli rispondere. E il dolore, quel dolore, cavoli che male! Lo prendeva all’improvviso e non lo lasciava andare, si girava e rigirava nel letto sperando di trovare una posizione comoda che gli permettesse di trovare riposo, ma era tutto inutile, c’era il dolore e solo il dolore a fargli compagnia e Jin che non tornava e gli diceva di non aspettarlo e Jin che era tra le braccia di un altro e gli sussurrava all’orecchio le stesse cose che sussurrava al suo, ma almeno con lui lo faceva gratis!

“Katsuki che ti prende? Sei pallido, non stai bene?” lo riscosse all’improvviso Amagai dai suoi pensieri.

“Ecco, lo sapevo, hai bevuto troppo e ora ti senti male. Cerca almeno di arrivare fino al bagno e di non vomitarmi sui tavolini” disse Touma con voce aspra, ma lo guardava con preoccupazione. In fondo voleva molto bene a quel ragazzino caparbio e impulsivo che era riuscito a far capitolare persino il grande Kuniaki Jinnai sotto i colpi della sua insistenza.

Kyosuke scosse la testa e il movimento gli procurò una lieve vertigine cui non diede molta importanza.

“No, non devo vomitare capo, stai tranquillo, va tutto bene”.

Va tutto bene, va tutto bene. Quante volte si era ripetuto queste parole in quei lunghi mesi in cui era stato con Jin? Prima era solo una volta alla settimana, poi una volta ogni tre giorni, fino ad arrivare a ripeterselo tutti i giorni ed ora non faceva che sentire il sottofondo di quelle sillabe insistenti in ogni cosa che faceva. Va tutto bene, va tutto bene. Jin può stare poco con me, deve lavorare, va tutto bene. Jin non parla mai di sé e del suo passato, men che mai di quel principe arabo di cui si vocifera tanto, ma ascolta sempre quello che hai da dire, anche se sei chiassoso e noioso, anche se fai rumore e non lo lasci riposare nei rari momenti liberi che gli vengono concessi, va tutto bene. Jin spesso passa intere vacanze con i suoi clienti, ma ti porta sempre dei souvenir e la sua fame di te sembra insaziabile per i primi giorni finché non gli viene affidato un nuovo incarico, va tutto bene. Jin non dice mai ciò che prova per te, ma sorride sempre quando confessi di amarlo e non ti chiama più ragazzino, ma forse lo pensa e tu non lo sai e, del resto, chiunque vicino a lui sembra essere un ragazzino, quindi, in definitiva, va tutto bene, no?

È il dolore, il dolore che non se ne va a non andare per niente bene! Il dolore che lo prende quando vede la porta chiudersi dietro le sue spalle voltate, è il dolore che prova al contatto con le lenzuola fredde, prive della sua forte presenza, è il dolore di non capire mai cosa stia pensando veramente, il dolore di non sapere cosa provi davvero per lui.

“Katsuki! Ehi, Katsuki! Porca miseria, Seiichi è meglio se lo accompagni fuori, forse un po’ d’aria fresca lo può far sentire meglio” disse Touma nervosamente, appoggiando una mano sulla spalla di Kyosuke per scuoterlo dal suo stato di torpore.

Amagai stava già per aiutare il ragazzo ad alzarsi quando questi spalancò gli occhi e strinse il suo bicchiere tanto forte da far temere agli altri due che volesse romperlo.

“No, no! Va bene qui, vi prego, non preoccupatevi” alzò la voce Kyosuke tremando leggermente.

“Ma sei sicuro?” gli chiese il senpai.

“Sì” rispose in un soffio e ingollò ciò che restava del suo cocktail.

Non voleva tornare al B&B, in quella stanza vuota e impersonale, tra quelle pareti gelide e senza vita. Si sentiva così solo la notte quando smetteva di lavorare e Jin era nel letto di chissà chi.

Eppure lo sapeva, sapeva che sarebbe stato così, fin dal momento in cui aveva capito chi fosse realmente l’uomo di cui si era innamorato, Jinnai Kuniaki, il seme numero 2 della più importante casa d’appuntamenti per soli uomini di tutto il Giappone, il B&B. Sapeva che ad un accompagnatore, specialmente a QUELL’accompagnatore, era vietato amare, ma non gli era importato, non gli interessava ciò che sarebbe accaduto dopo, lui voleva solo provare il ‘qui’ e l’ ‘ora’; lui voleva solo quell’uomo. Per la prima volta nella sua vita si era innamorato, per la prima volta nella sua vita aveva ingoiato il suo smisurato orgoglio e aveva confessato i suoi sentimenti. All’inizio pensava di essere stato respinto, ma poi aveva scoperto che era solo una punizione, un gioco e aveva creduto che Jin lo ricambiasse. Ma se non fosse stato davvero così? Se fosse iniziato in quel momento il vero gioco?

Kyosuke ebbe voglia di battere la testa pesante sulla superficie lucida del bancone e gli occhi gli si riempirono di lacrime.

Perché Jin gli permetteva di restargli accanto? Cosa provava per lui? Amore, compassione, cosa?

Amagai senpai non era tipo da lasciarsi andare alle confidenze, ma una sera d’inverno particolarmente fredda e particolarmente malinconica, una di quelle sere nel periodo pre natalizio in cui tutti si mostrano felici e appagati andando in giro per le strade affollate in cerca di nuovi acquisti e in cui le persone che non hanno nessun cui fare un regalo sentono ancora più sferzante la loro solitudine, gli raccontò un episodio avvenuto non troppo tempo prima. Si era innamorato. Gli disse che non importavano il ‘chi’ e il ‘come’. La cosa che importava era che si era accorto di essere innamorato proprio quando aveva rafforzato l’idea che una tale possibilità non gli sarebbe mai capitata e questo lo gettò nella confusione e nell’indecisione più totali. Fu allora che incontrò Jin per caso e gli chiese un consiglio su come fare. Jin-san si circondò della sua strafottente sicurezza, facendo palesare con solo il sollevarsi di un angolo della bocca che la risposta era così ovvia da non aver nemmeno bisogno di essere espressa, ma che per lui avrebbe fatto un tale sforzo. E gli disse che se un accompagnatore si innamora di un cliente deve subito lasciare il suo lavoro. Così fece Amagai, ma poi tornò senza dare spiegazione. Kyosuke non gli chiese mai il motivo, era ovvio dal suo sorriso triste e dallo sguardo opaco che la sua non era una storia a lieto fine. Ma le parole del senpai lo avevano fatto riflettere.

Certo, la situazione era ben diversa. Lui non era un cliente e Jinnai… beh, era pur sempre Jinnai!

Però mai, neppure per scherzo, aveva accennato alla possibilità di ritirarsi dal B&B. Anzi, aveva trovato un lavoro anche per lui! Non lo amava abbastanza? O forse il suo lavoro era più importante di qualunque altra cosa? Anche di… lui?

Il dolore lo prese più forte e una smorfia gli comparve incontrollata sul bel viso dai tratti fini.

“Katsuki perché non ci dici cos’hai?” gli domandò dolcemente Amagai.

“Sto male senpai!” scoppiò Kyosuke non riuscendo più a trattenere i singhiozzi che da giorni gli comprimevano il petto.

“E’ per Jin-san? Rispondi Katsuki!” insistette il ragazzo più grande.

“Io lo amo così tanto!” riuscì a dire Kyosuke attraverso il fiato convulso.

“Lo sappiamo” disse Touma posandogli una mano sulla testa e sorridendogli rassicurante.

“Ma lui… io non so se… lui è così…. E io… io…”.

“In effetti non avrei puntato un soldo bucato sulla possibilità di una storia tra voi due” replicò il proprietario del locale meditabondo.

“Touma!” lo fulminò Seiichi abbracciando il kohai che si era abbandonato ad un lamento disperato. E ora chi avrebbe più fermato le sue lacrime?

“Ehm, no, non è questo che volevo dire… quello che intendevo è che Jin-san non è un uomo come gli altri e non ha mai permesso a nessuno di stargli così vicino, neppure a quel bel principe dagli occhi porpora. Penso che, se Jin-san decide di tenersi un ragazzaccio come te, è perché lo vuole davvero. Non tutti sono capaci di esprimere ciò che provano a parole o con gesti teatrali, penso che le migliori manifestazioni d’amore siano quelle intuibili dal diverso comportamento di una persona. Un uomo intransigente come Jin-san non permetterebbe alle sue abitudini di cambiare se non ci fosse un motivo più che valido. Una volta non aveva nessuno da cui tornare finito il suo incarico, ma ora…”.

Kyosuke sollevò gli occhi ciechi dal pianto e pensò che fosse molto bello il sorriso che il capo gli stava rivolgendo. Persino in quelle condizioni poteva capirlo. Ma c’era sempre quel dolore che non lo abbandonava e gli impediva un buon respiro e stabilità nelle gambe.

“Sto male…” si lamentò nuovamente.

“Non fare così Katsuki. Anche se questa situazione non è facile da sopportare per te, sono certo che Jin-san ti voglia bene davvero” lo rassicurò Amagai tenendolo per le spalle e scostandolo leggermente da sé per poterlo guardare in faccia.

“No, sto male senpai, sto male!” insistette Kyosuke mordendosi con forza il labbro inferiore piegandosi un po’ in avanti.

“Katsuki non devi… Katsuki!” gridò Amagai mentre Kyosuke mormorava di nuovo “Sto male” e si accasciava inerme tra le sue braccia.



Kyosuke aveva la bocca impastata e la testa pesante.

pensò d’istinto, ma ben presto si rese conto che quelli non erano i soliti postumi da sbornia cui era da tempo abituato.

La salivazione era ridotta a zero, la gola gli bruciava da morire e non riusciva nemmeno a scollare le labbra tanto erano secche. La testa gli faceva male e pulsava insistentemente, non riusciva a sollevarla anche se avrebbe tanto voluto, la luce gli feriva persino le palpebre ancora abbassate.

si chiese ormai in preda al panico.

Con sforzo sovrumano riuscì ad aprire gli occhi e fu abbagliato dalla troppa luminosità della stanza. Mugolò per la frustrazione e il malessere e in risposta gli venne passata sul viso bollente e sulle labbra screpolate una pezzuola bagnata. Kyosuke accettò con gratitudine quell’attenzione tirando fuori la lingua per riuscire a catturare qualche gocciolina fuggiasca che potesse ristorarlo.

“So che hai sete, ma per ora è meglio se non bevi nulla. Questa sera l’infermiera ti darà un po’ d’acqua”.

Kyosuke conosceva quella voce, ma la sua testa pulsava troppo per riuscire a funzionare correttamente e sovrapporla a qualche volto. Si voltò con gesti rallentati verso la persona in piedi accanto a lui. Un camice bianco. Doveva essere un medico. Allora si trovava in ospedale. Ma perché? Una fitta alle tempie lo sconsigliò dal tentare ulteriori indagini nel suo cervello. Un volto sorridente e cordiale, dai lineamenti affilati e delicati, quasi femminei, indubbiamente molto belli. Occhi ridenti dietro un paio di lenti racchiuse in una montatura sottile. Capelli scuri e fini, portati in un caschetto all’ultima moda.

Un flash improvviso colpì la coscienza di Kyosuke. Kiichi Aoe! Il fratello del proprietario del B&B, colui che l’aveva giocato per due intere settimane spacciandosi per il vero proprietario e facendogli credere di essere stato accettato come accompagnatore nel prestigioso locale!

Il moro sorrise.

“Dall’occhiata che mi hai appena lanciato arguisco che tu mi abbia riconosciuto. Sai dove ti trovi?” gli domandò con aria allegra.

Katsuki non era troppo sicuro della sua voce, così si limitò a scuotere il capo.

“Sei all’Ospedale Universitario Santa Maria. Ieri sera ti sei sentito male in un locale e Amagai-san ti ha portato qui. Hai avuto un attacco molto forte d’appendicite e sei stato operato d’urgenza. Sei stato fortunato, l’infiammazione era ad uno stadio avanzato e hai rischiato una peritonite. È strano che tu non ti sia accorto prima dei sintomi. Devi aver sofferto parecchio nei giorni scorsi”.

Kyosuke si limitò ad abbassare gli occhi e a mordicchiarsi nervosamente il labbro inferiore.

“Fra pochi giorni sarai tornato in forma e potrai tornare a casa. Adesso riposati, abbiamo dovuto somministrarti una dose abbondante d’anestesia perché eri molto agitato. Era divertente ascoltare gli strani discorsi che facevi. Certo che Jinnai ne deve avere di pazienza con te!”

Kiichi si voltò ridendo dirigendosi verso la porta della stanza, quando Kyosuke lo fermò.

“Aspetti! Io… c’è una cosa che vorrei chiederle”.

Il medico girò la testa nella sua direzione e sorrise in attesa della domanda.

“Quella volta… perché mi ha fatto rimanere al B&B? Anche se era solo una punizione…”

Kiichi ridacchiò sommessamente, sinceramente divertito.

“Volevi che mi perdessi la possibilità di vedere Jin innamorato?”

Kyosuke sussultò a quelle parole e il sorriso di Kiichi si allargò.

“Sai, quando ieri sera ha saputo che eri stato ricoverato d’urgenza ha mandato al diavolo il suo appuntamento e si è precipitato qui vegliandoti per tutta la notte. Se n’è andato solo quando l’ho minacciato che non ti sarebbe più piaciuto se l’avessi visto con le occhiaie. Non aveva mai fatto una cosa del genere per nessun altro prima d’ora”.

“Certo che mi sarebbe piaciuto lo stesso!” borbottò Kyosuke nascondendo il rossore che si stava diffondendo sulle sue guance sotto le coperte.

Kiichi rise di gusto e uscì dalla stanza lasciando il ragazzo solo con il suo batticuore.



Jinnai uscì dall’ascensore con in mano un mazzo di splendide calle bianche.

“Buonasera Jin-san, sei venuto a trovare il nostro paziente?”

Amagai gli sorrideva a pochi passi di distanza.

“A quanto pare il ragazzino mi dà parecchio da fare” sorrise l’uomo di rimando.

“Katsuki non è più un ragazzino” commentò l’altro tornando serio.

“Lo so” replicò Jin.

“Mi sono parecchio preoccupato ieri quando mi è svenuto tra le braccia”.

“Lo posso immaginare. Ti ringrazio per tutto il disturbo che ti sei preso”.

“Non mi devi ringraziare, non ce n’è bisogno. L’ho fatto volentieri. Però, Jin-san, c’è una cosa che mi dà da pensare”.

“Sarebbe?”

Il mezzo sorriso che caratterizzava il volto di Jinnai non lo aveva abbandonato, ma dalla profondità degli occhi, intuibile dietro le lenti scure, si poteva capire che stava prendendo quella conversazione molto seriamente.

“Il Katsuki che conoscevo io era davvero un ragazzino sbruffone che si lamentava per tutto e per tutti. Invece adesso, pur avendo un’appendice sul punto di scoppiargli nella pancia, non emette neppure un gemito di sofferenza”.

Le labbra di Jin ebbero un rapido scatto che trasformarono per un istante la sua espressione in una smorfia dolorosa.

“Mi domando” proseguì Amagai “se ora Katsuki non sia così abituato a tenersi dentro il male che prova da non riuscire più ad esternarlo come si deve”.

Jin voltò lo sguardo in direzione della porta dietro la quale riposava Kyosuke e rimase in silenzio per parecchi secondi. Infine, sorrise alla sua solita maniera.

“Credo che tu ti stia preoccupando un po’ più del necessario. Katsuki non è così fragile”.

Anche Seiichi tornò a sorridere.

“Forse hai ragione tu, ma è naturale che mi preoccupi. Lui è pur sempre il mio prezioso kohai”.

“Va bene, giusto per riguardo verso il nostro ‘re’ tratterò quel ragazzino con ogni riguardo” disse l’uomo avviandosi in direzione della porta.

“Questo non mi basta. Non più” replicò Amagai con fermezza.

Jin si fermò senza voltarsi.

“Allora ti prometto che Katsuki tornerà ad essere il moccioso capriccioso di prima”.

“Così va molto meglio” disse Amagai rassicurato sulla sorte del suo kohai.

Jin non aggiunse altro e bussò alla porta, entrando senza aspettare di essere invitato.

Kyosuke era sveglio e guardava fuori dalla finestra. Appena si accorse della presenza del suo visitatore prima sbiancò e poi arrossì paurosamente.

“Sei felice di vedermi o stai per avere un attacco ed è meglio se avverto un’infermiera?” domandò Jin con tono ironico posando il mazzo di fiori sul comodino accanto al letto.

“Ah… no… sto bene. Uhm… grazie, sono bellissimi” aggiunse guardando le calle.

“Sono contento che ti piacciano. Ti hanno già detto quando potrai uscire?” chiese sedendosi di fianco a Katsuki.

“Aoe-sama dice che basterà qualche giorno di degenza e poi potrò tornare a casa”.

Jin annuì e calò un fitto silenzio.

Kyosuke non sapeva in che direzione volgere lo sguardo. Non capiva il nervosismo che l’aveva preso tutto d’un tratto. Lui che era sempre stato così spavaldo! Lui che era riuscito ad entrare al B&B eludendone la serrata sorveglianza solo per poter seguire l’uomo che adesso gli stava vicino. E che lo amava. Kyosuke sorrise appena. Sì, adesso lo sapeva, ne era certo. Non che ne avesse mai seriamente dubitato, in realtà. Era stata tutta colpa di quel dolore che era comparso all’improvviso e l’aveva fatto sentire fragile e insicuro. Sapeva che Jin non era il tipo d’uomo da esprimere chiaramente ciò che prova. Lo sapeva e a lui andava bene così. Non avrebbe voluto cambiare il suo Jinnai neanche di una virgola! Poi era cominciato quel dolore che gli aveva annebbiato il pensiero e aveva rischiato di perdersi e, peggio ancora, aveva rischiato di perdere Jin. Ma ora no, non più.

“Senti, mi spiace di aver mandato all’aria il tuo lavoro di ieri, non ce n’era bisogno, in fondo non era niente di grave” disse infine per spezzare la tensione che si era accumulata nella stanza.

“Come al solito i pettegoli non rimangono disoccupati” sbuffò Jin sorridendo (etchuuuu ndKiichi hai preso il raffreddore Kiichi? ndHaruomi preoccupato).

“E poi che vuol dire che non era niente di grave? A quanto mi risulta sei stato operato e le operazioni sono sempre una cosa seria” aggiunse sporgendosi verso il ragazzo che lo guardava indeciso se essere felice delle sue parole o imbarazzato per la pena che gli aveva procurato.

“Sì, ma… è andato tutto bene” disse Kyosuke.

“Certo che è andato tutto bene, credi che avrei permesso che qualcosa andasse storto?” sorrise Jinnai.

Katsuki si domandò in che modo l’uomo avrebbe potuto far andare bene le cose se fossero sorte delle complicazioni, ma il suo sguardo dritto e sicuro ben presto gli fece dimenticare qualunque dubbio potesse essergli sorto sulle possibilità dell’altro.

“Beh… allora, grazie”.

“Perché non me l’hai detto?” gli domandò Jin all’improvviso sporgendosi maggiormente su di lui.

“Cosa…?” fece Kyosuke confuso.

“Perché non mi hai detto che stavi male?” incalzò l’uomo.

“Perché… non volevo apparire il solito ragazzino rumoroso e lamentoso” rispose Kyosuke bruscamente.

“Ma a me piace” disse Jin con fare risoluto.

“Ti piace?”

“Sì. Il tuo rumore, i tuoi capricci, a me piace tutto di te”.

Kyosuke spalancò la bocca incredulo e si gettò su Jinnai stringendogli le braccia al collo e urlando “L’hai detto! L’hai detto!”.

“D’accordo, d’accordo, ma ora sdraiati da bravo e riposati, sei ancora convalescente” disse l’uomo cercando di staccarsi quella furia di dosso.

“Non voglio riposarmi, sto benissimo!” protestò Katsuki mettendo il broncio.

pensò l’uomo sdraiandosi accanto a lui nel letto.

“Se stai bene allora ne posso approfittare” disse Jin facendo scivolare una mano sotto lo yukata indossato da Kyosuke.

“Ma… sono… appena stato operato…” balbettò Katsuki che sentiva il suo sesso rispondere prontamente ai giochi delle dita esperte di Jin.

“Ma hai detto di stare benissimo, no?” sorrise questi.

Kyosuke arrossì senza distogliere lo sguardo e annuì abbandonandosi alle carezze della persona che amava.

“Allora lascia fare a me e rilassati”.

Jinnai aumentò la pressione sul sesso di Katsuki con carezze lente e profonde che diventavano sempre più rapide e potenti man mano che aumentava il fiatone del ragazzo.

“As…aspetta… potrebbe… entrare qualcuno” sussurrò Kyosuke non riuscendo a smettere di tremare sotto la potenza del piacere che gli invadeva il cervello. La ferita al ventre gli bruciava da impazzire, ma che importava? Era molto maggiore la gioia procurata dal movimento convulso che straziava la sua erezione.

“Diremo che ti sto aiutando con la fisioterapia” ridacchiò Jin, ma già Katsuki non lo ascoltava più, prevaricato dalla tortura cui si abbandonava con trasporto.

“Ah… ah… ah…” erano le sole parole che ormai riuscisse ad articolare.

“Stai calmo, non muoverti e lascia fare a me o ti salteranno i punti” gli sussurrava la voce bassa e calda dell’uomo che gli colava come veleno fuso nell’orecchio, aumentando il suo tremore.

“Kuniaki… Kuni…” l’invocazione fu rapita dalla bocca vorace di Jin che bevve il fiato di Kyosuke nel momento stesso in cui la sua mano venne bagnata dal seme del ragazzo.

Il bacio proseguì parecchio tempo, prima passionale, poi sempre più dolce, con tocchi lievi delle labbra che vezzeggiavano la dolce bocca di pesca di Kyosuke.

Infine, l’uomo lasciò andare Kyosuke, ripulendolo e sistemandogli le coperte stropicciate.

Il ragazzo faticava ancora a respirare regolarmente. Si sentiva il corpo pesante come cemento e la ferita gli urlava vendetta.

“Jin… Jin e tu?” riuscì a chiedere con il fiatone.

“Adesso non pensare a me, vedi di riposarti e di rimetterti in forze perché quando uscirai di qui ti farò fare gli straordinari per un bel po’” gli sorrise Jinnai passandogli una mano tra i capelli umidi di sudore.

“E il lavoro?” domandò ancora Kyosuke sentendo le palpebre abbassarsi inesorabilmente.

“Mi prenderò una pausa per qualche tempo. Fare un po’ di vacanze ogni tanto è salutare, no?”

“Guarda che la prendo come una promessa, eh?” sorrise furbescamente Kyosuke con gli occhi già chiusi.

La risata di Jin accompagnò la sua coscienza che, lentamente, scivolò nell’oblio.

FINE


Film
Login Area Privata Admin
Utente: 
Password: 
 


Forum



Boy-toy.org © 2005-2007 - E-mail:webmaster@boy-toy.org