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L'omosessualità nel Medioevo

Cosa significava essere omosessuali nel Medioevo? Esisteva una realtà “omosessuale” nel Medioevo?
Mentre l’età classica è oggetto di grande interesse nella comunità gay, il medioevo è generalmente considerato l’epoca omofoba per eccellenza. Tuttavia si tratta anche di un’epoca di grande interesse.
Urge tuttavia sottolineare che si tratta di un campo di ricerca di fatto ancora nuovo, poiché un analisi storicamente valida ed obiettiva dell’argomento è stata attuata solamente a partire dagli anni Settanta, rimanendo gli studi precedenti fortemente limitati da un impostazione generalmente preconcetta nei confronti dell’omosessualità. È anche opportuno evidenziare come la gran parte delle informazioni disponibili su argomenti attinenti alla sessualità nel medioevo, sono riferiti ai comportamenti sessuali maschili, a causa della posizione generalmente subalterna della donna nell’ordine sociale dell’epoca.

 

Il primo scrittore cristiano a condannare ufficialmente l’omosessualità nel Medioevo è S. Pier Damiani, nel suo Liber Gomorrhianus, nel quale avanza anche l’accusa del dilagare di tale “pratica” tra gli ecclesiastici. Dico “pratica” perché, nella mentalità, non era immaginabile l’espressione “essere omosessuale”, semmai si parlava di “chi pratica il peccato di sodomia”. Anzi, a ben vedere, non si osava nemmeno parlarne più di tanto. In generale, come mette in evidenza Michel Foucalt (il primo a occuparsi della sessualità dell’uomo medievale), l’esperienza dell’uomo omosessuale dell’Occidente moderno non è nemmeno confrontabile con chi, in altri luoghi e in altre epoche, aveva rapporti omosessuali. Indubbiamente, l’autoidentificazione ha un ruolo assai rilevante nel definire il comportamento sessuale di una persona, ma è anche chiaro che l’omosessualità come la intendiamo oggi poteva esistere anche senza un nome che la definisse. Quando gli autori medievali si riferivano alla «sodomia» intendevano riferirsi al rapporto sessuale tra maschi, non al legame affettivo omosessuale.

È tuttavia ovvio notare che, se Pier Damiani si sentiva in dovere di mettere in guardia i propri lettori verso tale “abominevole pratica” (così era definita l’omosessualità all’epoca, da una filologicamente inesatta traduzione di un passo biblico), se ne deduce che l’omosessualità doveva tuttavia essere abbastanza diffusa. Ciò vale in particolare per le istituzioni ecclesiastiche, monasteri in particolare (superfluo ricordare che, nel Medioevo, i monasteri, benedettini soprattutto, erano numerosissimi). Halsall (1988) sottolinea come grandi aggregati umani (città e monasteri) fossero delle precondizioni per l’esistenza di sub-culture omosessuali.


La condanna della «sodomia»

La condanna della sodomia si inseriva, comunque, in una più ampia condanna di ogni pratica sessuale, eccetto i rapporti tra marito e moglie, finalizzati alla procreazione. Erano dunque vietati i rapporti al di fuori del matrimonio, oltre ad ogni posizione sessuale considerata innaturale (e quindi erano vietati rapporti orali e anali, e in ogni caso l’unica posizione ammessa è quella che oggi definiamo “del missionario”; anche la masturbazione era vietata). Certo è che l’esame dei trattati medievali che si occupano di suggerire ai confessori le giuste penitenze per i peccatori, dimostrano che l’umanità medievale si dedicava ad un ampio spettro di attività sessuali. Viene quindi da pensare che, nonostante le penitenze anche molto gravi, i moniti della Chiesa non dovessero far presa più di tanto sulla popolazione. Del resto, esaminando gli atti di nascita degli Archivi diocesani (anche se di epoche successive, a partire dal XVI-XVII secolo) emerge che i casi di nascite al di fuori del matrimonio regolarizzate dai parroci erano molto frequenti nelle società contadine, nonostante i moniti delle autorità ecclesiastiche. Secondo Halsall, vi era una diffusa convinzione popolare che il sesso entro il matrimonio fosse sempre senza peccato.

Quanto all’omosessualità in particolare, Boswell evidenzia come fu solo dal XIII secolo che la condanna dell’omosessualità divenne un tema rilevante, e ciò avvenne a causa di cambiamenti sociali che avevano poco a che fare con la sessualità.


Città e monasteri

L’esame dei testi penitenziali irlandesi (paese privo all’epoca di centri urbani degni di nota) permette anche di confutare la tesi di Boswell, secondo cui l’omosessualità medievale era un fenomeno prettamente urbano, anche se le dimensioni delle città fornivano un ambiente adatto allo svilupparsi di sub-culture.

Le città, specialmente in Italia (dove erano più numerose e più popolose), fornivano anonimato, mentre non era possibile il pervasivo controllo sociale operato dalle comunità tradizionali nei piccoli villaggi rurali non era riproponibile in un ambiente urbano. Questo “gap” nel controllo sociale permetteva lo svilupparsi di subculture. Inoltre, il fatto che nelle città italiane gli uomini tendessero a sposarsi ad età relativamente avanzata, significa che probabilmente avevano modo di “sperimentare” un’attività sessuale ben prima del matrimonio. R.C. Trexler (La Prostitution Florentine au XVe Siecle: Patronage et Clienteles, 1981) afferma che le autorità di Firenze avevano disposto l’istituzione di bordelli municipali per tenere lontani i giovani dalla possibilità di ricorrere a pratiche omosessuali. Ciò indica chiaramente che l’omosessualità doveva anche essere spesso un modo per affrontare la difficoltà di rapporti eterosessuali al di fuori del contesto del matrimonio.

Indubbiamente i monasteri, fornendo un aggregato di comunità chiusa ed esclusivamente maschile, dovevano fornire un ambiente favorevole allo sviluppo di una subcultura omosessuale. Non a caso sono frequenti i casi di scrittori cristiani che inveiscono contro la diffusione dell’omosessualità nei monasteri. Alcuni illustri personaggi della storia del Cristianesimo, come S.Anselmo e S.Aelred, ci hanno lasciato struggenti versi in cui cantano il loro amore verso altri monaci, e nei quali auspicano un duraturo legame affettivo, come quello tra S.Anselmo e il monaco Osbern. Ciò dimostra anche che l’omosessualità medievale non era aliena dall’aspetto affettivo.

Rogo di sodomiti nella pubblica piazza

La pratica dell’omosessualità

L’esame dei testi penitenziali, una delle maggiori fonti per gli studiosi di storia sociale medievale, ci permette di gettare uno sguardo sulle pratiche sessuali dell’epoca. Secondo i penitenziali irlandesi, gli uomini che vivevano quelle brughiere desolate non si facevano molti scrupoli in materia: risulta che abbiano confessato di aver avuto rapporti omosessuali anali e orali nonché masturbazioni reciproche. È invece interessante notare che non si fa menzioni di baci tra uomini e di altre manifestazioni affettive, il che fa pensare che si trattasse semplicemente di un modo per scaricare la “tensione sessuale” che poteva accumularsi in mancanza di partner femminili disponibili. Oppure, semplicemente, i testi non ne fanno menzione.

Per fare un paragone, leggendo i testi di contemporanei poeti omosessuali spagnoli (all’epoca la Spagna era sotto dominio musulmano), si nota come l’enfasi sia posta sul bacio e le manifestazione affettive.

In generale, possiamo affermare che chi all’epoca si dedicava ad attività sessuali di tipo omosessuale, praticava un ventaglio di attività sostanzialmente “completo”, non certo inferiore a quello dell’uomo moderno.

Ciò che certamente salta all’occhio è la varietà di comportamenti omosessuali registrabili. Secondo R. Trumbach [1977], quasi tutte le società consideravano deplorevole l’idea di un maschio adulto che accettasse un ruolo “passivo” in un rapporto sessuale. Per superare il problema, le società potevano prevedere due strategie: 1- accettare che gli uomini adulti avessero rapporti omosessuali con adolescenti (pertanto il ruolo passivo era ammesso solo fino ad una certa età), come avveniva ad esempio nella società classica; 2- accettare socialmente la presenza di uomini adulti travestiti. Entrambe queste strategie preservavano la “virilità” di uno dei due partner. Secondo Trumbach, le società cristiane sono le uniche nel vietare sia l’omosessualità attiva che quella passiva. Personalmente, mi permetto di aggiungere che anche l’Islam condanna entrambe i comportamenti, ma al tempo stesso nelle società islamiche è ampiamente diffuso il comportamento di cui al punto 1. Secondo Trumbach sarebbe stata proprio la rigida posizione della Chiesa ad aver determinato lo sviluppo di subculture omosessuali nell’Occidente cristiano. La posizione di Trumbach non spiega però perché nella Spagna musulmana, pur essendovi evidenza storica della presenza di una subcultura omosessuale, vi fosse anche l’accettazione dei rapporti omosessuali adulto-adolescente.

Volendo fare una breve carrellata di quanto sappiamo sull’omosessualità medievale:

1-in Scandinavia, i rapporti omosessuali sembravano ammessi almeno finché l’uomo svolgeva il ruolo “attivo”, tuttavia non sono rimaste evidenze del fatto che fosse ammesso il rapporto omosessuale con adolescenti, o che tale pratica fosse in qualche modo tratta diversamente;

2-tra gli ebrei spagnoli, l’omosessualità era formalmente condannata, ma sembra fosse sostanzialmente non punita quando uno dei partner era molto giovane (e ricopriva il ruolo passivo), sfociando, purtroppo (ma ovviamente ogni considerazione etica deve essere riportata al contesto etico-legale del tempo) in quella che oggi si definirebbe pedofilia: se il partner passivo aveva meno di 9 anni nessuno dei individui veniva punito, se ne aveva meno di 13 anni veniva punito solo l’adulto, sopra i 13 anni si era considerati adulti ed ogni rapporto omosessuale era severamente punito [Roth, p.24]. Per fortuna, pare che l’attività sessuale narrata dai poeti non andasse oltre baci e carezze. [l’autore del presente articolo non intende in alcun modo fare apologia della pedofilia, che è giustamente perseguita dalla legge, e che personalmente considero un crimine odioso, n.d.a.]

3-l’enfasi sui rapporti sessuali con adolescenti si trova negli scritti di due illustri francesi: Baudri di Bourgueil (1046-1130) e Marbod di Rennes (1035-1123); non a caso Ivo di Chartres parla della “sodomia” in maniera distinta rispetto ai rapporti omosessuali adulto-adolescente. È molto probabile che la minore severità nei confronti dei rapporti con adolescenti avesse a che fare con il precedente fornito dai modelli letterari greco-romani, che non potevano non essere noti agli studiosi del tempo;

4-tuttavia vi è evidenza, nei penitenziali, di rapporti omosessuali anche tra adulti di simile età: S. Colombano (ca. 600 d.C.) non fa menzione, ad esempio, dell’età delle persone coinvolte, nella sua generale condanna dell’omosessualità;

5- un altro ambiente dove dovevano essere frequenti rapporti omosessuali è quello dei giovani cavalieri, i quali venivano spesso cresciuti e addestrati in ambienti quasi esclusivamente maschili [1977];

6-l’esame di alcuni processi dell’inquisizione nella Francia meridionale indica che gli imputati non avevano avuto problemi nel trovare partner sessuali, alternando senza problemi ruolo attivo e passivo. Pare dunque che la canonica distinzione attivo/passivo, cara alla cultura classica, non facesse molta presa sulla cultura occidentale dell’epoca. Del resto anche nell’ambiente cavalleresco tale distinzione non emerge mai. Potrebbe essere una conseguenza del fatto che, poiché la Chiesa comunque condannava la sodomia, chi sceglieva, a proprio rischio, di praticarla, non doveva aver presente la distinzione attivo/passivo, quanto semmai il rischio connesso con la pratica di un’attività severamente punita qualora scoperta.

È dunque innegabile che uomini con tendenze omosessuali ve ne fossero allora come oggi, e che taluni ambienti, prevalentemente maschili, facilitassero lo svilupparsi di relazioni omosessuali, che spesso non dovevano essere dei meri “sfoghi” sessuali, ma dei duraturi rapporti affettivi. Boswell segnala l’esistenza di episodi omosessuali all’Università di Parigi

Il cavaliere von Hohenberg e il suo valletto davanti alle porte della città di Zurigo

Nel complesso, l’esistenza, in determinate aree e determinati momenti, di testimonianze di comportamenti omosessuali, non permette di individuare l’esistenza di una subcultura omosessuale. Si può solo supporre che vi fosse una rete di relazioni interpersonali tra individui che condividevano il medesimo orientamento sessuale. Tuttavia, l’elemento caratteristico dell’omosessuale del medioevo cristiano è, sostanzialmente, l’isolamento: non si deve dimenticare, infatti, che l’omosessualità, che venisse attivamente repressa o no, era comunque ufficialmente condannata, e gli statuti locali la punivano con pene molto severe, che potevano anche arrivare alla morte sul rogo.

 

Bibliografia

Derrick S. Bailey. Homosexuality and the Western Christian Tradition, Longmans, Green, London, 1955) (ristampa: Hamden, Ct: Archon/Shoestring Press, 1975),

John Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità. La Chiesa e gli omosessuali dalle origini al XIV secolo, Leonardo Editore, Milano 1989

Georges Duby, Youth in Aristocratic Society: Northwestern France in the Twelfth Century, in The Chivalrous Society , 1977

N. Roth, Deal Gently with the Young Man: Love of Boys in Medieval Hebrew Poetry of Spain, in Speculum 57, 1982, pp. 21-50

Randolph Trumbach, London's Sodomites: Homosexual Behaviour and Western Culture in the Eighteenth Century, in Journal of Social History 11:1 (1977), pp. 1-33

 

Webography

Sull’omosessualità nel Medioevo, in italiano, e in particolare sul Liber Gomorrhianus (LG) di Pier Damiani:
http://www.swif.uniba.it/lei/personali/zavattero/liber.htm che presenta la tesi di laurea di Irene Zavattero, discussa all’Università di Siena nel 1996.

Sullo stesso sito si trova anche la traduzione in italiano del Liber Gomorrhianus:
http://www.swif.uniba.it/lei/personali/zavattero/traduzioneLG_a.htm

Uno studio esaustivo rintracciabile sul web è quello di Paul Halsall, che presenta a sua volta una  estesa bibliografia: Paul Halsall, The experience of homosexuality in the Middle Ages, 1988, su: http://www.fordham.edu/halsall/pwh/gaymidages.html


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