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Titolo: Raggi di Speranza

Autore: Mistress Lay
Personaggi:  -
Genere: Romance, mistery, Slash
Warning: nessuno
Capitolo: 1
Pubblicata: 05/06/2005
Ultimo aggiornamento: 05/06/2005
Completata: No

 


Titolo: Raggi di Speranza (cap. I, part. I)
Autore: Mistress Lay
Categoria: Drammatico, generale
Sottocategoria: Slash, PG 13, AU
Personaggi: Harry Potter, Draco Malfoy, Tom Riddle, Ron Weasley, Hermione
Granger, Tutti...
Pairing: Harry/Draco, Harry/ Tom Riddle etc...
Disclaimer; tutti i
personaggi appartengono a J.K. Rowling, i personaggi nuovi, che escono fuori
direttamente dalla mia fantasia malata... ^___^;;;

Note: La
figura di Tom Riddle mi ha sempre incuriosito... non proprio Voldemort ma colui
che era stato un ragazzo, che aveva sofferto come una persona normale, che
aveva difetti ma anche virtù, che, come Harry, trovava in Hogwarts una casa, un
rifugio, la ragione di felicità. È tutto nato da lì, dal secondo libro.
Tom Riddle così simile a Harry Potter da sembrare l'uno la metà dell'altro, che
con i proprio difetti, le proprie virtù, la propria storia non così diversa, i
loro temperamenti forti ma alla stessa maniera passionali, che si compensavano.
So che un legame tra i due non avrebbe mai potuto avvenire e forse è per questo
che ho scritto questa FF, non di certo romantica o sdolcinata, ma un poco forte
che riflette le mie ultime letture... Così ai personaggi normali ho affiancato
altri personaggi, alcuni buoni ma così enigmatici da sembrare ambigui, altri
così buoni da risultare sospettosi, altri ancora così malvagi da sembrar non
avere un'anima...
Mi ha sempre colpito il finale del quinto libro e la morte di Sirius Black che
non ho mai accettato ( è il mio personaggio preferito in assoluto e non sono
d'accordo con l'autrice quando lo ha fatto morire, cavallerescamente, ma morire
piuttosto male) e così è nata da qui il desiderio di scrivere una FF proprio dopo
quel fatidico giorno e devo confessarvi che il lavoro che è venuto fuori non mi
dispiace molto ^__^… ma soprattutto volevo il MIO Harry diverso, più Slyterin
che Gryffondor, più simile a Voldemort e Tom Riddle di quanto non fosse nel
libro, più simile a ciò che mi aspetto da lui.


Mi
raccomando, fatemi sapere se vi piace!!!!



 


CAPITOLO PRIMO
HOGWARTS, UN ANNO DOPO

 
Il ragazzo uscì da Notturn Alley con un sacchetto in pugno e l'altra mano
calata all'interno della tasca del mantello dove le dita stringevano la
bacchetta di quercia contenente la corda del cuore di un drago, bacchetta
originale e senza gemella, cosa strana per le bacchette vendute da Olivander, a
Diagon Alley.
Una bacchetta comprata da poco, meno di due anni fa.
Il ragazzo sbattè gli occhi nel ritrovarsi alla luce solare di Diagon Alley,
affollata e numerosa soprattutto di studenti eccitati o allegri che sarebbero
andati a Hogwarts, la prima Scuola di Magia e Stregoneria in tutta
l'Inghilterra, famosa in tutto il mondo anche perchè chi la presiedeva era il
famoso Albus Silente.
Sbuffò.
Ci mancava solo Silente.
Lo aveva sempre detestato.
Si guardò attorno ma vide solo scalpitanti mocciosetti tutti eccitati di
cominciare finalmente a studiare nella scuola più prestigiosa, nel luogo più sicuro
dall'arrivo di Voldemort, risorto meno di due anni prima, e dei suoi
Mangiamorte, tutti fuggiti da Azkaban dopo esservi stati imprigionati dopo la
famosa incursione all'Ufficio Misteri.
Ma erano fuggiti e così erano in libertà.
I Dissennatori erano alleati di Voldemort, come i Giganti e chissà quali altre
creature oscure...
Ma la fortezza dei sostenitori di Silente non era mai stata toccata, nessun
Mangiamorte nè l'Oscuro Signore si era mai avvicinato alla scuola protetta.
Il ragazzo ricordava quella scuola. La scuola dove aveva trovato la felicità.
Sospirò e si continuò a guadare attorno a sè.
Il ragazzo non capiva per quale motivo la persona che doveva presentarsi
all'appuntamento non si trovava ancora. Eppure si erano dati appuntamento lì, e
lui aveva fatto anche la fatica di trovarsi a Diagon Alley e non a Notturn
Alley, che preferiva decisamente, e in più la persona che aspettava non era mai
stata in ritardo.
"E se..."
Pensò al peggio e decise che avrebbe aspettato solo qualche altro minuto poi sarebbe
andato a cercarlo, a Diagon o Notturn Alley, nella Londra babbana, ovunque,
anche a costo di essere scoperto.
Poi gli venne un'illuminazione istantanea.
"Vuoi vedere che..."
Le dita strinsero ancora più saldamente la presa della bacchetta, infilò il sacchetto
nella tasca del mantello e tolse il cappuccio sul capo (in questi tempi non era
una buona cosa...) poi s'incamminò.
Osservò con attenzione e con trepidazione le vetrine nella speranza di trovare
la persona che doveva incontrare: prima la Gringott, vi entrò ma niente, poi la
sartoria di Madama McClan, da Olivander, al Serraglio Stregato...
Stava cominciando ad aspirare il gelo del terrore.
"Dove diavolo..."
Decisa di passare nell'ultima vetrina per poi avviarsi come ultima speranza al
Paiolo Magico e così, con il sudore che gli imperlava la fronte e la schiena,
si diresse verso il negozio più frequentato di tutta Diagon Alley e ne era la
riprova quando vide la piccola folla che fissava ammirata la vetrina.
 
Il ragazzo si avvicinò e vide.
 
Scostò senza tanti complimenti alcuni bambinetti e prese per il braccio uno in
prima fila. Quello si girò ma non fece in tempo a dire o fare niente che il
ragazzo lo trascinò fuori dalla folla, poco distante dal negozio affollato.
- Allora? - chiese furioso il ragazzo. Aveva capelli neri e leggermente mossi
lunghi fino alle spalle ma raccolti in una coda mentre i suoi occhi erano
scurissimi. Si stava rivolgendo al ragazzo che aveva trascinato via dalla
vetrina del negozio.
- Mi hai fatto prendere un colpo! - esclamò l'altro. Era castano di capelli e
aveva occhi color nocciola.
- Direi che TU mi hai fatto prendere un colpo! - ribattè il moro.
- Ehi, ma che ti prende? Non hai nemmeno il cappuccio! - replicò il castano,
contrariato.
- È per te, idiota! Non potevo girovagare per Diagon Alley con il cappuccio
calcato in testa! - obiettò il moro, ancora arrabbiato.
- Stà calmo, maledizione! Sei un fascio di nervi! - ribattè il castano,
sbuffando e passandosi una mano tra i suoi capelli lisci.
- Calmo, calmo, calmo! - scimiottò l'altro ad un tono di voce maggiore - Come
posso esserlo se tu non ti presenti all'appuntamento che avevamo? Ho pensato a
qualsiasi cosa... e tu invece eri bellamente a fissare una stupida scopa da
corsa! - quasi gridò il moro, decisamente alterato, indicando la vetrina da cui
lo aveva trascinato via "Accessori di Prima Qualità per il
Quidditch".
Inaspettatamente il castano ghignò, soddisfatto: - Allora vedi che conto
qualcosa per te? - Non disse "Allora vedi che mi vuoi bene"
perchè sapeva che l'altro ragazzo lo avrebbe strozzato seduta stante ma sapeva
che in fondo qualcosa provava per lui.
Il moro sbuffò, scocciato: - Và al diavolo! - e si girò ma il castano lo prese
per un braccio, costringendolo a voltarsi verso di lui.
- Scusa - disse quello - Ma avevo perso la nozione del tempo -
Il moro sembrò distendersi: - Tipico da parte tua perdere il tuo tempo, che di
certo non può essere detto illimitato, dietro l'ultimo modello di stupida
scopa... - le labbra perfette si tesero in un sorriso malvagio.
L'altro gli lasciò il braccio e disse, aggrottando le sopracciglia: - Almeno io
mi svago un po' -
- Cosa che tra l'altro non dovresti fare - obiettò il moro.
Il castano sbuffò, annoiato. Sapeva che cosa l'amico voleva dirgli e non voleva
sentire una parola di più, gli aveva fatto quel discorso almeno un milione di
volte.
- Su, andiamo - disse solamente incamminandosi, lanciando un ultimo sguardo
alla vetrina.
Il moro lo fissò un attimo, non disse niente e lo seguì fino a che non
entrarono a Notturn Alley a quel punto entrambi abbassarono i cappucci e fecero
il loro ingresso in un pub.
Il castano ordinò due Whisky Incendiari e prese posto in un tavolo isolato,
seguito dal moro. Non dissero una parola finchè un cameriere non portò loro i
loro drink.
- Ebbene? - chiese il moro.
L'altro non rispose subito, prima bevve un sorso di whisky: - Che ne pensi
della mia idea? -
Il moro lo guardò con occhi di fuoco e rispose: - Che è la cosa più idiota che
ti fosse mai venuta in mente. Non ho parole - e bevve un sorso della bevanda.
- E per questo la vuoi scartare? -
- Naturalmente -
 
Silenzio.
 
- Ci hai pensato? -
- Non ci si deve pensare. Già l'idea in suo è inconcepibile -
Il castano sorrise tristemente: - Sai cosa devo fare -
 
Silenzio.
 
Il moro non lo guardò neanche e fissava il suo bicchiere. Lo fissava senza
guardarlo veramente.
Ma l'altro aveva ragione.
E lui lo sapeva.
Sapeva cosa l'amico doveva fare. Era il suo imperativo.
Amico...
Non si era mai aspettato di definire così la persona che gli stava di fronte e
beveva un'altra sorsata di whisky, non aveva mai pensato di definirlo così
anche perchè lui non sapeva cosa fosse un amico.
Ma non lo disse.
Non disse quello che pensava veramente.
"Rimani con me. Non andare lì. Lì ti cambieranno. Se andrai non
tornerai da me. O se tornerai sarai diverso, sarai così diverso che io dovrò
odiarti di nuovo come ti odiavo prima e come invece non vorrei mai fare. Lì
troverai risposte, interrogativi ma anche quello che hai seppellito da sempre.
E io non ci sarò. Io sarò solo un mero ricordo. Forse nemmeno tanto importante.
E se andrai lì io non potrò adempiere al mio giuramento. Tu sai quanto è
importante un giuramento per me. Non andare o ti cambieranno e sarai come prima
e non come adesso..." stava pensando a questo ma non disse nient'altro.
Bevve il suo ultimo sorso e si alzò, lanciando sul tavolo quattro zellini e
incamminandosi uscendo dal locale, seguito a ruota dal bruno.
Si smaterializzarono e materializzarono in una stanza di albergo nella Londra
babbana, subito il moro estrasse la bacchetta e sigillò la stanza mentre il
castano si toglieva il mantello.
Non dissero niente.
Il moro fece apparire la cena e si sedettero a mangiare al tavolo.
Alla fine della cena il castano prese la parola.
- Dimmi cosa ne pensi -
Il moro lo fissò sorpreso.
- Dimmi cosa ne pensi della mia idea, sul serio -
- Ti ho detto che la trovo cretina -
- Io devo andare - disse il castano deciso.
- E ALLORA VAI, CHI TE LO VIETA? - gridò il moro alzandosi in piedi e non disse
quello che veramente pensava "Non andare!".
L'altro era calmo, come se fosse abituato a quei cambiamenti repentini di
umore: - Tu -
- Come? -
Ma l'altro non rispose.
Trascorrono attimi che sembrano secoli e i due al tavolo rimasero nella stessa
posizione.
- Vengo con te - disse all'improvviso il moro.
Il castano alza lo sguardo verso altro, sorpreso, allibito, confuso: - Scusa? -
- Vengo con te - ripete il moro con voce decisa e che non ammette repliche.
- Ma... -
L'altro lo zittì: - Non mi far ripetere cento volte la stessa cosa, vengo con
te e non si discute -
- Ti riconosceranno, tu... -
Il moro non represse un ghigno soddisfatto: - Ora sei tu a doverti calmare -
Il castano si alzò in piedi: - Ma non capisci che tu potresti essere catturato,
riconosciuto... -
E ancora il moro lo interrompe: - Finiscila di insistere. Io vengo con te, ho
detto. E quello che dico faccio -
Silenzio.
- Grazie - sussurrò il castano.
Il moro lo udì ma non disse niente.



 

 



 


Albus Silente uscì dalle fiamme verdognole del camino nel suo ufficio nella
scuola di Hogwarts dopo aver viaggiato con la Polvere Volante da Grimmauld
Place numero nove, casa Black o meglio, luogo dove si riunisce l'Ordine della
Fenice dal momento che nessun Black viveva più lì e solo il licantropo Remus
Lupin e l'ippogrifo Fierobecco si poteva dire che vi abitavano. Si spazzolò con
cura con la mano la lunga veste scura stellata e si sistemò meglio il cappello.
- Bentornato, Silente - disse una voce femminile.
Silente alzò lo sguardo verso i ritratti del presidi che lo avevano preceduto
nella guida della scuola e focalizzò lo sguardo su uno in particolare, il
ritratto di una bella strega con i boccoli candidi e sorrise: - Grazie, Dilys -
- Quali notizie, Silente? - chiese impaziente Armando Dippet.
- Le solite, Armando - sospirò sedendosi Silente - La situazione si trova in
stallo: i Mangiamorte e Voldemort sono a piede libero, nessuno sa dare
indicazioni, nessuno sa dove si trovano, nessuno sa cosa fanno, cosa escogitano
per sconvolgere il mondo magico. Mi duole dire che le morti salgono a quindici.
Otto maghi e sette babbani per ora. E siamo solo ad agosto... tre anni dopo la
sua ricomparsa -
- Severus Piton che dice? - chiese un preside dalle profonde rughe.
- Sono in fermento. Stanno cercando un modo per trovare e uccidere il Ragazzo-
che- è- sopravvissuto - Silente sospirò, passandosi stancamente una mano sul
viso.
"Sono troppo vecchio per anche questo... per perdere una persona
così..." pensò.
- Nessuna notizia di Harry Potter, Albus? - chiese dolcemente Everard.
Silente sospirò di nuovo: - No, Everard, nessuna. Nessuna da almeno due anni -
Harry Potter.
Il ragazzo che è riuscito a sopravvivere cinque volte a Voldemort, che ha
respinto la sua maledizione mortale, che è stato quindi marchiato, designato
erede, destinato a trionfare sull'Oscuro Signore o a morire per mano sua. Lo
stesso ragazzo che aveva protetto la Pietra Filosofale, ucciso il Basilisco e
il ricordo di Tom Riddle, che aveva salvato Sirius Black, aiutandolo a fuggire,
che aveva salvato la vita a Peter Minus, che aveva vinto il Torneo Tremaghi
dopo aver superato un Ungaro Spinato col solo aiuto di una scopa e della sua
bravura da cercatore, salvato dalle Sirene i suoi amici, superato Sfingi,
Mollicci, Dissennatori, Schiopodi Sparacoda, vinto maledizioni senza perdono,
assistito al ritorno in vita di Voldemort, che aveva combattuto contro
Voldemort stesso, che lo aveva sconfitto momentaneamente, che aveva tentato di
salvare il padrino, che aveva rivisto Voldemort, che aveva visto Sirius Black
morire...
Ed era stato proprio l'assassinio di Sirius Black a fra crollare il mondo ad
Harry.
Dopo la sua morte, dopo le spiegazioni ritardate di Silente, dopo che Harry
aveva realizzato di essere colpevole della morte della persona che più amava,
di aver messo in pericolo gli amici fedeli che lo avevano seguito...
Harry era divenuto scostante e non erano servite a nulla le chiacchiere di Ron,
Hermione, Ginny e Neville o i sorrisi di Luna o gli impacciati tentativi di
conversazione di Hagrid.
Era tornato a casa Dursley ma meno di una settimana dopo era fuggito lasciando
le persona a cui stava a cuore che soffrissero: Remus Lupin, che aveva solo
Harry ormai, la signora Weasley che non si era mai ripresa e piangeva sovente
per lui, per quello che considerava suo figlio, gli altri membri di casa Weasley
che lo conoscevano bene, i gemelli, ma soprattutto Ron e Ginny, distrutti, e
Hermione, sempre sull'orlo delle lacrime.
E a loro si dovevano aggiungere tutti gli amici di Harry, i suoi compagni di
dormitorio, i suoi "fedeli", i membri dell'ES, il corpo docente come
una turbata professoressa McGranitt, e anche lo stesso Albus Silente, che
davvero voleva bene a quel ragazzo che si cacciava sempre nei guai e che sempre
correva in aiuto alle persone che avevano bisogno...
E lui se n'era andato.
Forse aveva creduto che lì non avrebbe più trovato pace e conforto dopo la
morte della persona a cui doveva tutto il suo affetto.
Forse aveva creduto che lui non serviva più.
Forse aveva creduto che sarebbe stato meglio non essere più causa scatenante di
guai.
Silente non lo sapeva e non lo sapeva con certezza nessuno.
Erano passati due anni ormai, dalla fuga di Harry da Privet Drive.
Anni in cui nessuno sapeva niente se fosse vivo o morto o ferito o pazzo o...
Nessuno lo sapeva eppure tutti lo cercavano.
Sia membri dell'Ordine della Fenice sia sostenitori di Voldemort.
Ma la ricerca si era rivelata infruttuosa.
In quei due anni di assenza il panico e l'orrore erano dilagati come macchie
d'olio.
Creature Oscure Mangiamorte a piede libero, Voldemort con i suoi originali poteri,
con i medesimi obiettivi.
E ancora Harry non si trovava.
Ron e Hermione si erano sempre ripetuti, con amarezza, che se Harry fosse
tornato lo avrebbero rassicurato circa la sua sempre implicazione nei guai:
infatti senza che lui fosse presente era morto il professore di Difesa Contro
le Arti Oscure all'inizio dell'anno, ucciso, e così Silente era dovuto correre
ai ripari e permettere a Severus Piton di accollarsi anche Difesa contro le
Arti Oscure, con suo grande compiacimento e compiacimento dell'Oscuro Signore
che Piton faceva finta di servire.
E in quei due anni erano morti una ventina tra maghi e babbani, Voldemort stava
stringendo alleanza con altre creature oscure per poter attaccare Hogwarts e
l'intero mondo magico, anni trascorsi nella paura, anni di grandi incertezze:
infatti molti Mangiamorte avevano figli e figlie, figli che frequentavano
Hogwarts, figli che stavano raggiungendo l'età giusta per essere iniziati a
nuovi Mangiamorte.
Ma in realtà pochi desideravano ricevere il marchio.
Solo persone come i Serpeverde Theodore Nott e Azazel Macnair avevano accettato
e alla fine dello scorso anno si erano aggiunti alle schiere oscure di
Voldemort, dopo aver passato il loro settimo anno a Hogwarts.
Ma altri Serpeverde come Draco Malfoy, Pansy Parkinson, Vincent Tiger, Gregory
Goyle, Millicent Bulstrode, Blaise Zabini avevano deciso di non divenire
Mangiamorte e proprio per questo motivo avevano passato le vacanze tra il sesto
e il settimo anno a Hogwarts, protetti dalla furia dei rispettivi genitori.
Protetti sì dalla furia dei genitori ma non dalla rabbia degli altri studenti
di Hogwarts: Tassorosso e Corvonero non li degnavano nemmeno di uno sguardo
anzi, erano i loro bersagli preferiti e dal momento che le voci più autorevoli
nelle due case erano grandi amici e fedeli di Harry Potter, li incolpavano
persino della sua scomparsa; Grifondoro non faceva testo ancor peggio di
Tassorosso e Corvonero e alcuni degli stessi Serpeverde, purosangue sostenitori
di Voldemort, e così un piccolo gruppetto di rinnegati Mangiamorte e altri che
li appoggiavano erano rimasti isolati.
E a questo nessuno poteva porvi rimedio, nemmeno il preside.
 
- Stai pensando ai giovani Serpeverde che hanno rinnegato? -
Albus si riscosse dai suoi cupi pensieri e si rivolse al ritratto che aveva
parlato, una donna dai capelli argentei, occhi incolori, seduta su una
poltroncina scura e che aveva davanti un tavolo con una sfera di cristallo: -
Oh, Emilia - esclamò verso la preside di Hogwarts, un'italiana, famosissima
veggente - sì è così... -
- La sola tua speranza è la Speranza stessa, Albus - disse lei, sibillina.
- Che vuoi dire? - chiese indispettito Phineas Nigellus che fino a quel momento
aveva fatto finta di interessarsi ai suoi guanti, trisavolo di Sirius Black e
antico Serpeverde - Sono gli altri studenti, sciocca gentaglia, è colpa loro se
coloro che hanno rifiutato il Marchio sono isolati da tutti e forse stanno
ripensando di riconvertirsi! -
- Quello che intendevo dire, Phineas - riprese Emilia con voce di sopportazione
- È soltanto la Speranza potrà portare armonia -
- Ma Harry non tornerà! - ribattè Phineas - Quel ragazzo non tornerà a
Hogwarts! -
I due ritratti presero a litigare animatamente mentre anche gli altri decisero
di schierarsi da una parte o dall'altra.
Albus sapeva che Emilia aveva probabilmente ragione.
Era un ritratto, è vero, ma aveva guidato per molti anni la scuola di Hogwarts,
in un periodo molto difficile per giunta, all'epoca dell'Inquisizione, e sapeva
essere una grande veggente, che prevedeva spesso il futuro quando le pieghe di
questo fossero così vicine da poter essere decifrate.
E sapeva anche che Emilia aveva spesso etichettato Harry Potter con il termine
"Speranza", colui che solo può distruggere Voldemort.
E lui sperava davvero che Harry potesse tornare.
Ma come poterlo convincere se nessuno sapeva dove si trovasse?
E se non fosse nemmeno vivo?
Silente si rifiutò di prendere in considerazione quest'ultima possibilità,
troppo spaventosa e dolorosa per essere anche solo concepita.
Ma la morte del suo padrino lo aveva sconvolto tanto, troppo e forse desiderava
vendicarsi su Bellatrix Lestrage, colei che lo aveva ucciso, in fondo era
quello che desiderava fare all'Ufficio Misteri.
Fanny, la maestosa fenice fedelissima di Silente, gli volò accanto, fissandolo
con i suoi occhi ambrati e rassicuranti. Silente le accarezzò la testa.
- Manca anche a te, vero? - le sussurrò.
Fanny fece un trillo sommesso.
- Albus, ma siamo sicuri che non sia nelle mani dell'Oscuro Signore? - chiese
Dilys.
- È sicuro, Dilys, anche loro lo stanno cercando, disperatamente aggiungerei -
- Povero ragazzo... - intervenne un preside di bassa statura che sembrava
rintanato nella sua poltrona di velluto rosso - Ha perso i genitori, un amico e
il padrino che considerava un padre... -
- Ma ha anche persone che gli vogliono bene! - obiettò Dippet - Doveva solo
guardarsi attorno! -
- È vero - confermò Everard - dopo la sua scomparsa le cose sono precipitate:
Voldemort a piede libero alla sua ricerca, i suoi amici e i suoi sostenitori
sull'orlo della disperazione, un gruppo di Serpeverde isolato da tutto il resto
degli studenti, additati e deriso, mai capito -
- Everard ha pienamente ragione - disse una strega dai grandi occhialoni che
aveva tra le mani un volume rilegato - Harry Potter DEVE tornare per riportare
la Speranza -
Silente sospirò: - Chissà... -
- Tornerà Silente - lo rassicurò Emilia sorridendo - Tornerà -
- Se tornasse prima della fine della guerra... - ribattè sarcastico Phineas.
- Phineas, quello che tu non capisci è che la guerra non PUO’ finire se Harry
non interviene! - replicò con veemenza Emilia.
- Harry di qua... Harry di là... la Speranza... al diavolo! - quasi gridò
furioso e sarcastico Phineas - È un'irresponsabile, uno scriteriato! L'ho
conosciuto! Non si può far affidamento su di lui: è fuggito! È un debole!
Un'egoista! -
Anche Emilia si stava alterando: - Tutti qui lo abbiamo conosciuto! Ha salvato
molte persone affidandosi al suo desiderio di aiutare il prossimo! L'unico
egoista qui sei tu! -
- Svegliatevi! - gridò Phineas - Non varcherà mai i confini di Hogwarts! Non
varcherà mai quella porta! - e indicò la porta di entrata all'uffico di
Silente.
In quell'attimo si sentirono rumori di passi e la scale che saliva.
 
Per lunghi istanti Silente, balzato in piedi, i ritratti azzittiti e che
fissavano increduli la porta, credettero che fosse stato Harry Potter ad
azionare le scale, a salirle, a bussare alla porta e... ad aprirla.
 
E invece era la professoressa McGranitt, che sembrava scossa come non mai,
sudata e sconvolta, che entrò senza neanche attendere il permesso dal preside:
- Albus! - esclamò.
- Minerva, è successo qualcosa? -
- Due ragazzi la vorrebbero vedere e uno di loro... uno di loro è... - non
terminò la frase.
- Minerva... -
- Li deve vedere perchè uno di loro è... -
- Harry? Harry Potter? - chiese Dilys, speranzosa.
Minerva McGranitt
riprese fiato e disse: - Lo vedrà -
Silente annuì: - Accompagnali qui -
La professoressa scese le scale velocemente, lasciando la porta accostata e
Silente si sedette.
Il silenzio regnò nell'ufficio fino a che si sentì un rumore di passi, alcuni
veloci della professoressa McGranitt che precedeva due ragazzi calmi.
 
Silente si alzò in piedi, i ritratti si sporsero.
Videro due ragazzi.

Diversi
l'uno dall'altro come possono essere diverse le ore della notte e quelle del giorno. 


Uno dai capelli castani mai visto, una persona comune, che una volta vistopotevi confonderlo con mille altre simili, che veramente sembra INSIGNIFICANTE al punto da scordarsi subito la sua esistenza.
 
L'altro moro gli stava accanto, una mano al fianco, strafottente, alto, uno sguardo che non si dimentica, uno sguardo che NON vuole essere dimenticato.
 
 
- Salve professor Silente - disse il moro, sorridendo con malevolenza.
 
 
- ... Tom Riddle  - sussurrò Silente, riconoscendolo all'istante.
 
 
FINE PRIMO CAPITOLO

CONTINUA


Mistress
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