Transamerica

Bree è una transessuale, in attesa dell'operazione per diventare definitivamente donna. All'improvviso entra nella sua vita Toby, il figlio avuto da una breve relazione quando Bree era ancora un ragazzo. I due partono insieme per un lungo viaggio che li porta ad attraversare insieme gli Stati Uniti da costa a costa, e a stringere tra loro un forte legame, affrontando insieme le proprie famiglie, il proprio passato e le proprio speranze per il futuro.

Lo splendido film di Duncan Tucker, indubbiamente uno dei più interessanti del 2005, ci propone un argomento che raramente in passato è stato affrontato senza cadere nei soliti stereotipi. L'efficace sceneggiatura di Tucker ci regala invece una pellicola che, con un ritmo che non lascia spazio a inutili patetismi, unisce commedia e dramma creando quello che si potrebbe definire come una versione cinematografica del classico "romanzo di formazione".
Ovviamente qui la particolarità consiste nel doppio binario della formazione: quella di Toby, giovane che vive in strada prostituendosi, e quella di Bree, che affronta il delicato momento del passaggio definitivo dalla condizione di transessuale a quella di donna. Un processo di formazione sicuramente atipico e vorremmo dire anti-sistemico, dove Toby vuole fare carriera nel cinema, ma snobba quello "ufficiale" e aspira a farsi strada nel porno, e dove Bree è costretta a riscoprirsi padre-madre proprio quando sta per compiere una scelta che di primo acchito ci sembra antitetica con la tradizionale idea di parentalità.
Se l'interpretazione di Kevin Zegers nei panni di Toby è sicuramente di buon livello, è però innegabile che il film si regga sulla centralità del personaggio di Bree, interpretato da una Felicity Huffmann che con questo ruolo ha vinto il Golden Globe ed è stata candidata all'Oscar. La mascolinità dei tratti della Huffmann ha certamente reso più credibile il personaggio, il resto l'ha fatto lei, che per recitare in questo film ha dovuto anche imparare a parlare con un tono un'ottava più basso. Un'interpretazione indimenticabile, sicuramente difficile, risolta senza caricature, senza inutile sottolineature. Anzi, con l'aiuto della scrittura di
Tucker, ci viene presentato il personaggio di una transessuale che è il prototipo della donna devota, credente, educata, istruita e di buone maniere, opponendosi così vistosa-mente allo stereotipo della transessuale trasgressiva e provocante. Non solo: i consueti canoni vengono addirittura stravolti, e la transessuale Bree se ne va in giro per l'America profonda sfoggiando un cappellino con la scritta "Proud to be a Christian": ci sembra quasi un paradosso in quel Midwest dove i valori cristiani sono alla base della retorica civica. Il capovolgimento della percezione comune non termina qui, e se la famiglia tradizionale viene messa sotto accusa nella persona del violento patrigno di Toby, il film si conclude mostrandoci i due protagonisti in un inedito quadretto familiare.
Regia e montaggio mantengono alto il livello del film. Duncan Tucker ha sapientemente evitato di sottolineare le scene più intense con un montaggio troppo lungo, preferendo mantenere veloce il ritmo del film, e infarcendo la trama dei consueti episodi da commedia degli equivoci oltre a divertenti gag. Un cenno merita inoltre anche la fotografia di Stephen Kazmierski, che si distingue in particolare in alcuni momenti.
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