| Titolo: | Tutto quello che ti avrei voluto dire | 
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| Autore: | Secretdream |
| Personaggi: | - |
| Genere: | Original Slash |
| Warning: | nessuno |
| Capitolo: | 1 |
| Pubblicata: | 23/06/2006 |
| Ultimo aggiornamento: | 23/06/2006 |
| Completata: | Sì |
Autore: Secretdream
Disclaimer: E' una storia completamente inventata. I personaggi sono miei, come tutto il resto. Non mi sono ispirato a nulla di particolare. Dato che è la mia prima storia scritta e conclusa non vi aspettate tantissimo. Tutti i personaggi sono maggiorenni.
Riassunto: La storia è ambientata in Scozia e racconta un piccolo momento della vita di Scott. Nell'ambiguità tra la vita, il sogno, l'incoscienza... da leggere per capire cosa intendo.
Spero che vi piaccia, buona lettura!
Titolo: Tutto quello che ti avrei voluto dire
Era una tiepida giornata di sole primaverile, gli alberi e le piante nella campagna scozzesi di Penninghame avevano iniziato da poco a fiorire. E tutto il panorama si era all’improvviso colorato. Oltre al verde tipico di quella zona inglese, un verde luminoso, più chiaro, nuovo si era diffuso in tutta la zona.. con le distese di prati che si riempivano di viola, bianco, giallo, in base ai fiori che fiorivano.
Il vento che sempre soffiava in quelle campagne agitava la vegetazione, dall’erba fino agli alti alberi.. la natura si era finalmente risvegliata.
Scott era alla finestra mentre guardava fuori questo avvenimento che si ripeteva ogni anno e lo lasciava sempre senza fiato, non solo perché soffriva di allergie varie, ma perché significava che l’estate era quasi alle porte e finalmente ci si lasciava alle spalle il lungo e freddo inverno.
E mentre seguiva questo spettacolo alla finestra con i passerotti che giocavano a rincorrersi nel cielo, si voltava continuamente a controllare che ora fosse.
Il tempo scandito dall’orologio a cucù non sembrava passare mai.
La porticina si aprì, qualche ingranaggio si mosse e il macchinoso e rumoroso cucù uscì.. erano le due.
Scott era già pronto e preso uno zainetto uscì di corsa di casa a prendere la bicicletta.
Non poteva fare a meno di portarsi via lo zainetto. Era più forte di lui. Dentro portava sempre un libro, di solito l’ultimo che stava leggendo, un block-notes per i suoi appunti, una matita ed una gomma. E poi qualsiasi cosa che pensava potesse servirgli.
Il viottolo sassoso era ormai finito e Scott era arrivato sulla strada asfaltata, girò a destra in direzione del centro di Penninghame.
Aveva un appuntamento alle due e mezza e non vedeva l’ora di arrivare, anche se sapeva benissimo che arrivando in anticipo avrebbe comunque dovuto aspettare.
Ormai mancava poco al centro della cittadina. Le prime case del paese si intravedevano di già. Doveva solo attraversare l’incrocio di quelle strade deserte che sembravano abbandonate.
Un altro starnuto. L’allergia non lo lasciava stare in quel periodo, perciò aveva rallentato per passare l’incrocio. Non si fermò, voleva pedalare, sentendo l’aria passare tra i suoi morbidi capelli castano chiari, lisci. Il vento fresco con il calore del sole gli dava una sensazione sulla pelle indescrivibile, che gli faceva venire quasi la pelle d’oca, in parte dovuto anche al pensiero di quello che sarebbe potuto succedere tra un quarto d’ora e nelle prossime ore.
All’improvviso uno stormo di uccelli si alzò dagli alberi dov’erano appollaiati lì vicino.. un rumore li aveva destati dal torpore del primo pomeriggio.
Il fischio dei freni e lo stridore delle ruote di una Golf Nera..
Scott non fece in tempo ad alzare lo sguardo per vedere da cosa provenisse quel rumore. Non vide nulla a parte il riflesso del sole e poi il buio, sbalzato dalla bicicletta che era finita sotto le ruote fumanti di quella macchina.
Il conducente, un giovane ragazzo di 27 anni, uscì dalla macchina stordito, in evidente stato di agitazione. Farfugliava qualcosa di poco comprensibile.. “Andavo piano… si è buttato… non l’ho visto”. Ma non c’erano testimoni, intorno a quella scena non c’era nessuno. E una volta sceso a vedere se il ciclista fosse solamente caduto e non si fosse ferito, avvicinandosi, vide che non si muoveva.
Scott era svenuto. Sull’asfalto ed anche sulla sua maglietta appariva qualche traccia di sangue. Indietreggiando il giovane entrò in macchina, prese il cellulare e chiamò l’emergenza.
L’ambulanza arrivò dopo 7 minuti, a sirene spiegate. Erano le due e mezza.
I due soccorritori lo immobilizzarono e lo caricarono con la barella nell’ambulanza che ripartì subito dopo. Lasciando l’automobilista con la polizia che nel frattempo era giunta sul luogo.
Era successo tutto così velocemente. Scott aveva sentito qualcosa che lo travolgeva e lo faceva cadere a terra, e dopo aver battuto la testa aveva perso i sensi. Come se fosse caduto in un sonno profondo non pensava a nulla. Dopo un paio di minuti in quell’oscurità. vide una persona apparire che si avvicinava.. era Bobby.
Bello come il solito con i suoi capelli neri, che si dividevano al centro per scendere a lato, e poi giù fino alle orecchie e dietro coprendo il collo. Lisci liscissimi con un riflesso luminoso.
Impazziva per quei suoi capelli che facevano risaltare ancora di più i suoi occhi azzurro-celestino chiaro. Quegli occhi in cui si perdeva ogni volta che gli parlava, ogni volta che camminavano insieme. Li guardava sempre di sfuggita. Non riusciva ad incrociare quegli occhi di ghiaccio.
E proprio in quel momento erano diretti su di lui.
Poi all’improvviso ritornò di nuovo buio ed in quel silenzio iniziale iniziò ad avvertire un suono di sottofondo. Una sirena di ambulanza.
Scott non vedendo più Bobby esclamò:
“Dove sei Bobby? Non andartene via adesso! Non andare via.. non andare via..”
Scott piangeva. “Bob… non .. sparire.... Non voglio andare via! No… no… non voglio separarmi da lui. La mia anima non può vivere senza di lui ed è grazie a lui se riesco a vivere e sperare tutti i giorni.. ti prego...”
Sentiva un dolore al ginocchio destro ed un leggero prurito al piede che avrebbe voluto strofinare contro qualcosa, ma non ci riusciva.
Apparve sua madre con uno sguardo rassicurante ed un leggero sorriso. E Scott iniziò a sentire sua madre parlare, e gli diceva quanto gli volesse bene, quanto era un buon ragazzo e che era la cosa a cui più voleva bene. Non era come gli altri che si lasciava andare alle compagnie copiando gli atteggiamenti degli altri, bevendo o fumando. Sentì: “Scott, tu non hai vizi capitali. A parte uno, che non è così da poco, ma ti voglio bene lo stesso”..
Riposava, gli sembrava di volare, di essere sospeso nell’aria, sorretto da nuvole bianche e soffici che gli davano una sensazione di leggerezza. Non gli sembrava di aver mai provato qualcosa di simile.
Si sentiva bene, era sulla sua bicicletta mentre correva con il vento sul viso.
Quella brezza gli dava una grande energia. E lì rivide il suo amato Bob con il suo fisico alto e snello accanto a sé.
“.. mi dispiace..” disse Bobby.
Scott: “Dispiace pure a me…. Non voglio smettere ora di starti accanto. Non lo vorrei mai e poi mai. Vorrei poterti dire tutto quello che ti avrei voluto dire, ma che non ho mai avuto il coraggio di esprimere. Tutti i miei pensieri ed i sogni che non ti ho mai svelato.. per paura, per imbarazzo. Da una parte ero curioso e speranzoso di vedere come avresti reagito, perché sarebbe potuto essere l’inizio di un qualcosa, un amore.. vero. Dall’altra avevo paura che fossero i miei occhi a vedere quello che purtroppo non c’era. Come accecato da una luce di speranza più grande di me, non volevo rinunciare ad un qualcosa che avrebbe potuto essere reale ma anche no.
Ed anche se è da tanto che passiamo i nostri pomeriggi ed ogni altro momento possibile insieme, non siamo fidanzati. Forse tu, qualche volta, mi hai fatto capire che mi volevi bene, ma io non ti ho mai dato la possibilità di capire che era quello che provavo anch’io. Non ti ho mai detto quanto tu sia indispensabile per me e per la mia vita. Ogni mattina mi sveglio felice perché so che tu ci sei, che mi sei accanto ed ogni nostro incontro diventa come una droga per la mia anima. Quando sono con te, non importa dove siamo, cosa facciamo, quello che ci diciamo, io mi sento in pace. Tranquillo. Pieno, anzi sazio di un qualcosa di indescrivibile che quando non sono con te, la mia anima affannosamente ricerca. Ed è così che pensarti mi aiuta ad affrontare e a superare le mie giornate. Mi dona un sorriso, una felicità che prima non avevo.
Quando ti vedo mi perdo nei tuoi occhi e tutto quello che ci separa all’improvviso sparisce. Rimani tu, solo tu ed io, e accanto a noi, tutto passa in secondo piano, rallenta fino a fermarsi. Anche il mio respiro.
Ed i tuoi silenzi quando si incontrano con i miei creano un atmosfera surreale. Un luogo di pace eterno. Un silenzio che sembra più un insieme di mille e più suoni che contemporaneamente si annullano a vicenda, come in quel giorno che giocammo a far girare quella trottola arcobaleno che velocemente correva sul tavolo diventando bianca, come il bianco che ci sta illuminando qui attorno.
Senza di te non ce la potrei fare. Ti voglio bene più di ogni altra cosa!”.
La luce che illuminava Scott e Bobby aumentava.
Tutt’intorno era diventato bianco. La luce era così forte. Gli occhi faticarono un po’ per abituarsi ed intravederono due puntini celesti, stanchi, segnati da chi soffrendo ha pianto al punto tale da esaurire le proprie lacrime.
“Ciao Scott..
mi dispiace…7 giorni fa sarei dovuto venire io..”
Il volto nei suoi occhi iniziava a delinearsi e disse:
“Mi dispiace.. non averti detto tutto quello che ti avrei voluto dire..”. Fece un respiro.
“Bob, Ti amo”
Fine
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