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Avvocato UE: Reversibilità anche per i Gay

Arriva d'Oltralpe un intervento favorevole al riconoscimento dei diritti delle unioni di fatto fra omosessuali. La pensione di reversibilità, infatti, dovrebbe essere riconosciuta anche a chi è sopravvissuto al proprio compagno. Negare questo trattamento previdenziale dev'essere considerato senz'altro discriminatorio.

Queste le conclusioni dell'Avvocato generale della Corte di giustizia europea, depositate lo scorso 6 settembre, chiamato a esaminare il caso di una coppia di omosessuali di Monaco di Baviera che avevano formalizzato la propria unione presso le autorità tedesche. Dopo la morte del compagno, l'altro aveva chiesto che gli venisse erogata la pensione di reversibilità. La pubblica amministrazione gliela aveva negata perché, aveva sostenuto, i due non erano regolarmente sposati, non prevedendo la legislazione nazionale, il matrimonio omosessuale. La vicenda era quindi finita nelle aule del Tribunale amministrativo e poi della Corte suprema. La quale ha adito i giudici di Lussemburgo, formulando cinque questioni preliminari e anticipando la sua opinione: «Una coppia registrata secondo il LpartG è titolare di un sistema di diritti e di doveri analogo a quello del matrimonio».

L'avvocato generale, intervenendo in punta di piedi su uno dei problemi più discussi negli stati membri, ha concluso per il riconoscimento della pensione di reversibilità alle coppie omosessuali: «Rifiutare la pensione di reversibilità», ha messo nero su bianco, «perché non è stato contratto matrimonio, riservato alle persone di sesso diverso, quando è stata formalizzata un'unione con effetti sostanzialmente identici fra persone dello stesso sesso, presuppone una discriminazione indiretta fondata sulle tendenze sessuali, contraria alle norme europee (dir. 2000 del 1978) e spetta al giudice nazionale verificare se la posizione giuridica dei coniugi sia simile a quella dei componenti delle unioni civili registrate».

Attenzione, però: in Germania le coppie di persone dello stesso sesso possono formalizzare la propria unione con la cosiddetta «convivenza registrata» (in vigore dal 2001) anche se non possono sposarsi. Quindi, quale che sia la decisione della Corte di giustizia europea, troverà applicazione in Italia soltanto dopo un'eventuale formalizzazione delle unioni gay. Per il momento ci basti sapere che in tutti gli altri paesi (come, per esempio, la Danimarca, l'Olanda, il Belgio), che contano una regolamentazione in materia, una pronuncia d'Oltralpe favorevole alle unioni omosessuali potrebbe avere forti ripercussioni.

Fonte: gaynews.it


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